Il lavoro del compagno Robot

Marx è morto ma anche il capitalismo non sta molto bene. "La nuova classe rivoluzionaria è tra noi: sono i white wire people, i sempre connessi, quelli con gli auricolari. I robot sono i loro alleati.”
Cosi parla Paul Mason giornalista inglese di “Channel 4” su Repubblica del 27 marzo.
Il capitalismo si basa su risorse scarse, mentre l’informazione è una risorsa abbondante: con il web abbiamo raggiunto la possibilità di crearla e riprodurla senza limiti. Questo elemento farà saltare il sistema. L’uomo del futuro sarà istruito è connesso, la società non si baserà su capitale e lavoro ma su energia e risorse.
L’università di Oxford prevede che l’utilizzo dei robot produrrà la scomparsa di circa il 50% di posti di lavoro – circa 5 milioni di posti di lavoro in meno nei prossimi 5 anni, secondo una stima effettuata su un campione di 15 Paesi sviluppati.
E’ importante sviluppare l’economia della condivisione, “ la sinistra non ha saputo sfruttare le contraddizioni fra mercato ed economia dell’informazione. Il neoliberismo dell’austerity non darà risposte efficaci quando i robot ci toglieranno il lavoro. In questa fase di transizione lo Stato ha un ruolo chiave: può rompere le asimmetrie che consentono i monopoli”.

La pensa in maniera diversa Noam Chomsky professore emerito al MIT, americano, ritiene che i robot potrebbero essere un grande beneficio per l’umanità, certo dopo un periodo di adattamento, e liberare l’uomo dal lavoro alienante e di routine.
“Se i robot facessero il lavoro che ci annoia al posto nostro, saremmo liberi di creare, di concentrarci sull’innovazione. Potremmo dedicarci al piacere”.
Tuttavia sarebbe possibile che i benefici prodotti dai robot potrebbero andare solamente a favore dei pochi e per questo occorre che la politica sia vigile e sappia indirizzare le proprio scelte. E conclude “la tecnologia è come un martello: puoi usarlo per torturare o per costruire, dipende solamente da noi".


Pietro Storniolo