Ragusa, il vescovo Cuttitta al Precetto pasquale

“La partecipazione di Gesù alla condizione della persona umana, specie se sofferente, non è mai fredda, ma carica di una forte e intensa emotività. Gesù fa propria la sofferenza di chi incontra ed opera nel segno del “prendersi cura” della persona, del mettersi a servizio della vita della persona. Conoscere Gesù nella sua umanità, nella sua relazione con le persone in situazioni di debolezza, di limite e di sofferenza, significa conoscere un progetto di vera umanità e di relazione umanizzante”. E’ stato questo il messaggio lanciato ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, a Ragusa, durante il precetto pasquale per medici, operatori sanitari e associazioni di volontariato parrocchiale e sanitario promosso dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute. A presiedere la celebrazione eucaristica il vescovo, mons. Carmelo Cuttitta, assieme al direttore della Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti, e al cappellano ospedaliero del Maria Paternò Arezzo, don Salvatore Giaquinta. C’era anche l’accolito Giuseppe Cascone, medico. Numerosi i fedeli presenti in rappresentanza delle varie realtà di volontariato operanti nella Diocesi. E proprio a questi mons. Cuttitta ha voluto rivolgere il proprio messaggio. “Mi piace sottolineare – ha detto il vescovo – come, nella nostra diocesi, ci siano numerose forme di aggregazione, moltissime associazioni che, per quanto riguarda il volontariato, rendono un’opera meritoria così come ho avuto modo di constatare di persona nei diversi ospedali che ho visitato e così come ho verificato anche alla casa circondariale dove si recano alcune persone per recare sollievo ai detenuti. E poi, ancora, un numero importante di volontari che operano con i bambini. E’ una manifestazione della vera e propria solidarietà cristiana nei confronti delle persone che vivono particolari situazioni di disagio”. Tra i presenti anche Gianflavio Brafa, portavoce della rete di associazioni “I petali del cuore”, che ha consegnato al vescovo una maglietta con i loghi dei sodalizi che si occupano di venire incontro alle fasce deboli. E poi c’erano anche gli operatori della clownterapia che hanno messo in luce le peculiarità della propria attività, dimostrando sino in fondo quanto una risata riesca, a volte, a fare meglio di tante medicine. “Imitando la tenerezza e la compassione di Gesù – ha detto nella fase conclusiva della celebrazione don Occhipinti - dobbiamo diventare gli specialisti della tenerezza verso i sofferenti, coloro cioè che sanno costruire relazioni amichevoli, piene di umanità, di serenità, di amabilità, di amore. E’ questo un servizio che nella Chiesa e nella società non deve assolutamente mancare, ma che deve essere portato avanti da chi ha come suo vero impegno e dovere il donarsi agli altri con generosità”.