Il nuovo corso dell’Architettura Cinese

La Cina, dopo aver copiato il modello di sviluppo del capitalismo, con una crescita continua in questi ultimi trent’anni del Prodotto Interno Lordo – PIL - ad oltre il 10 % annuo, con grandi ricadute economiche – ma anche varie crisi ambientali - su tanta parte della loro popolazione, adesso la nuova dirigenza , ha iniziato il momento delle analisi e dei ripensamenti.

Visetti su Repubblica del 25 febbraio ci racconta che il presidente Xi Jinping chiudendo i lavori della commissione urbanistica nazionale ha esplicitamente dichiarato che “ chi disegna edifici e quartieri la smetta di inseguire la popolarità con opere volgari che scimmiottano le stravaganze occidentali e che le nuove costruzioni siano adeguate, tradizionali e piacevoli, abbandonando esagerazioni stranezze prive di identità”.

Una civiltà millenaria in poco più di due decenni si è occidentalizzata e si trova a convivere con questa strana architettura frutto della bizzarria di archistar occidentali che hanno creato opere a dir poco imbarazzanti. A Pechino “ il grande pantalone” a Shanghai il G20 economico si riunisce nei grattacieli di Pudong : uno è chiamato “cavatappi”; uno “missile”, l’ultimo “anguilla” e poco distante sta per essere inaugurato “Chinadisney”, il più grande parco divertimenti del mondo, fotocopia dell’originale americano.

L’originalità dell’estetica cinese, dalle pagode ai templi buddisti, dalle sale da tè alle risaie terrazzate, si è autoestinta da tempo ed è forse arrivato per la dirigenza, il momento per tutelare l’identità cinese e riappropriarsi dei propri valori: per chi ama la cultura, l’arte e il paesaggio è una questione di rinascita civile.

Questa inversione di tendenza è avvenuta in pochissimo tempo perché soltanto due anni fa l’orgoglio nazionale era il New Century Global Centre di Chengdu, 50 mila metri quadri di cemento stile Manhattan, esaltato come l’edificio più grande del mondo, dove si può vivere dal giorno della nascita a quello della morte.
“Oggi il 53% dei cinesi vive nelle megalopoli industriali, la nazione vanta il maggior numero di miliardari e la più numerosa classe media del pianeta, ma lo sfacelo non è occultabile nemmeno alla censura. Città e strade tutte uguali, traffico paralizzato, aria tossica, famiglie distrutte e una società implosa per solitudine e sradicamento.”

Ora è stata innescata la marcia indietro.
Per i cinesi sperare in città meno squallide e crudeli è pertanto una grande e buona notizia.

Pietro Storniolo