Tassi zero, deflazione e Papa Francesco

La malattia delle monete non trova una cura, anche i governatori delle banche centrali hanno le armi scariche, ne scrivono su Affari e Finanza del 22-02-2016 Federico Rampini e Marco Panara.

Tasso zero più quantitative easing, è il binomio dell’esperimento monetario varato nel dicembre del 2008 – da Obama – e proseguito per più di cinque anni (acquisti di bond ) o per sette anni ( sul fronte dei rendimenti schiacciati al pavimento).
Quella politica monetaria è stata studiata, ammirata, applaudita e poi copiata dal mondo intero. Ma proprio adesso ( 2016 ) che Janet Yellen ( FED) sta cominciando a gestire il “ritorno alla normalità”… il bilancio della sua azione si fa critico.

Infatti gli strumenti della politica monetaria esaltati fino a qualche mese fa, improvvisamente appaiono inconsistenti e non solo in America. Applicati in Europa, in Giappone, ed in Cina sono diventati strumenti inefficaci (se tutti applicano le stesse ricette, gli effetti della “guerra delle monete” si elidono a vicenda). La svalutazione competitiva funziona se sono in pochi a usarla.
Più o meno tutti questi competitor si stanno barcamenando fra grande liquidità immessa nel sistema e tassi a zero o negativi. Se non si è deflazione – ovvero che il denaro aumenta il suo potere d’acquisto - poco ci manca.
Una bella notizia per chi ha i soldi, ma causa il rallentamento dell’ economia, il basso utilizzo degli impianti e della manodopera che genera il crollo degli investimenti e dei consumi.

La caduta dei prezzi petroliferi ed il crollo delle materie prime sono fra le cause principali degli effetti deflattivi, ma rispetto al passato oggi subentra un altro fattore globale: la tecnologia. L’automazione della manifattura ha spinto in basso i costi di produzione. Ora siamo nella fase della digitalizzazione, che riduce i costi non solo dei prodotti ma anche dei servizi.
L’economia nuova (dai voli Ryaniar ai mobili Ikea, ecc) è low cost: dobbiamo rassegnarci, la digital economy e i nuovi modelli di consumo sono deflattivi - distruggono lavoro ed impediscono la crescita dei salari. La bassa inflazione e forse la deflazione potrebbero non essere congiunturali ma strutturali, ovvero dovuti al grande cambiamento in atto che avranno un impatto non solo sulla moneta ma anche sulla stabilità sociale, politica e geopolitica.

Ma al di là delle varie politiche monetarie: rilanciare gli investimenti , redistribuire più equamente il reddito – fortemente squilibrato - resta il problema della crescita (incompatibile con un pianeta finito).

Non è forse il caso di valutare se il nostro modello di sviluppo sia ancora compatibile con la scarsità delle risorse naturali come invece si chiede Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato Si”???

Pietro Storniolo