L’arcivescovo di Palermo Mons. Lorefice a Ragusa

L’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ieri pomeriggio al Maria Paternò Arezzo di Ragusa per benedire gli ammalati e i sofferenti. Si sono concluse in questo modo, con una cerimonia ricca di significato, le iniziative promosse in occasione della XXIV edizione della Giornata del malato dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute. Dopo la Via Crucis in tutti i reparti, nel corso della quale sono stati portati in processione il crocifisso e l’immagine della Divina misericordia, con la presenza di don Giorgio Occhipinti, direttore dell’ufficio diocesano, e di don Salvatore Giaquinta, cappellano ospedaliero al Paternò Arezzo, è stato lo stesso arcivescovo, nella divisione di Cardiologia, a impartire la benedizione con la croce a tutti i presenti. Poi, mons. Lorefice ha presieduto la concelebrazione eucaristica all’hospice alla presenza dei volontari dell’Avo, dei componenti della cappellania ospedaliera, di medici e operatori sanitari e, naturalmente, dei malati. “Il nostro sostegno e la nostra attenzione nei confronti dei sofferenti – ha spiegato con molta semplicità l’arcivescovo di Palermo – devono essere costanti e continui. La nostra vicinanza a chi è fragile non deve essere un evento straordinario ma è un obiettivo da raggiungere che deve rinnovarsi ogni giorno”. Durante la Via Crucis, è stato utilizzato lo schema di Nino Baglieri, l’atleta di Dio, la cui testimonianza sull vita, ad opera dei familiari (la sorella e il cognato), aveva caratterizzato, lunedì scorso, la fase iniziale delle celebrazioni legate alla Giornata del malato. “Devo dire che la presenza dell’arcivescovo di Palermo, mons. Lorefice, che ringrazio profondamente per la sua disponibilità – chiarisce don Occhipinti – è stato un segnale molto importante riferito alla nostra necessità di sostenere sempre chi ha bisogno. Abbiamo cercato di fornire un piccolo aiuto spirituale a chi sta male. E, soprattutto, tutta la nostra vicinanza. Così come dovremo fare anche a partire dai giorni a venire”.