La Lupa con Lina Sastri a Ragusa

Un grande evento per la città di Ragusa. Inserito nella stagione 2015-2016 di “Teatro In Primo Piano”, promossa dall’associazione Abc, è in programma domenica 21 febbraio, nel confortevole auditorium della Scuola regionale di sport di via Magna Grecia, “La Lupa” di Giovanni Verga su adattamento di Micaela Miano con protagonista una grandissima attrice che non ha bisogno di presentazioni: Lina Sastri. La regia è di Guglielmo Ferro (figlio del celebre Turi). In Verga la lotta è sempre per la sopravvivenza. Tutti i personaggi sono buttati in mezzo a una terra desertificata a sbranarsi gli uni con gli altri, agiscono come gli animali per esigenze primarie: mangiare, dormire, riprodursi. La Lupa impone le sue traiettorie, il suo territorio di caccia e condiziona gli spostamenti degli altri che ne subiscono la costante minaccia. Così ci sono due anelli concentrici: l’anello esterno quello della difesa dei ruoli, degli scontri feroci e anche il luogo della morte; e l’anello interno, il mondo notturno, la tana dove si allevano i cuccioli, si nascondono segreti e si consumano gli incesti. Il botteghino per la vendita dei biglietti è aperto il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 17 alle 19 alla Scuola dello sport. Per informazioni telefono 338.1011688. «Dopo la storica interpretazione di Anna Magnani – commenta il regista – che nel ’65 portò a Roma la ferina Gnà Pina con la regia di Zeffirelli, Lina Sastri sembra da sempre candidata a questo ruolo. Anzi, il progetto sarebbe stato impossibile da realizzare senza di lei. E dal canto suo, Gnà Pina ha di per sé un fascino e una forza che emergono dal testo, consentendo un lavoro di riscrittura stimolante e creativa».
Una donna, bella, intensa e passionale, capace di infischiarsene dei pregiudizi e di quello che la gente pensa di lei: quanta Lina c’è in questa “Lupa”?
«Molto – risponde sorridendo l’attrice – come c’è molto di me in tutti i personaggi che ho scelto di interpretare. E non potrebbe essere altrimenti… le braccia, le gambe, il viso sono i nostri: e perché si dovrebbe abbandonare se stessi per interpretare un altro?».