Fipsas e Legambiente allarmati per moria di pesci nell’Irminio

Una brutta notizia sul fronte ambientale a chiudere il 2015. Non è nel nostro caso l’inquinamento da polveri sottili che sta affliggendo grandi e medie città nel Paese ma una morìa ittica che riguarda l’Irminio. La preoccupata segnalazione viene dal presidente dell’associazione di pesca sportiva Fipsas Giovanni Altamore e da quello del circolo Il Carrubo di Legambiente Ragusa Antonion Duchi. Prepccupazione accresciuta dal fatto che, come sottolineano i due esponenti delle associazioni, la morìa di pesci si è verificata in un’area fino ad ora immune da tali situazioni, il tratto subito a valle della Diga di S. Rosalia, in pieno Sito di importanza Comunitaria e in una zona vietata alla pesca per la protezione della trota macrostigma. La morìa ha colpito esemplari di tutte le specie, dalle trote ad altre anche fortemente resistenti all’inquinamento, come carpe, carassi ed anguille, mentre “alcuni esemplari di pesci morti sono stati trovati anche sulle pietre, come se fossero schizzati fuori dall’acqua per sfuggire ad un’alterazione improvvisa e potente”. Sul fenomeno sono in corso accertamenti da parte delle Polizia Provinciale e dei tecnici dell’Arpa. Altamore e Duchi, da parte loro, auspicano che vengano identificate le cause e puniti i colpevoli e ritengano si possa escludere un avvelenamento da bracconaggio dato che i pesci non sono stati asportati ma sono rimasti nel corso d’acqua, così come appare improbabile, per la conformazione dei luoghi e per il tratto interessato, l’ipotesi di uno scarico volante momentaneo abusivo. Al momento quindi l’ipotesi più plausibile sembra legare l’evento in modo diretto od indiretto alla presenza dell’invaso artificiale. In effetti una strana fanghiglia negli ultimi anni è stata diverse volte segnalata nell’area dai guardiapesca volontari che controllano il sito per l’antibracconaggio; ed una significativa presenza di fanghi è stata riscontrata da essi anche in questi giorni. “Ma evidentemente si stratta ancora di ipotesi ed indizi – concludono Giovanni Altamore della Fipsas e Antonio Duchi di Legambiente – per cui si auspica che le indagini della Polizia Provinciale e le analisi dei tecnici di A.R.P.A., intervenuti entrambi prontamente sul sito, portino ad una risposta definitiva. Non si può che evidenziare coma ancora una volta la fauna ittica si sia comportata, con il suo sacrificio, come una preziosa ‘spia’ di un’alterazione ambientale che altrimenti sarebbe passata probabilmente inosservata: un’alterazione che mette a rischio non solo la fauna stessa ma la preziosa risorsa idrica. Un campanello d’allarme per tutti, visto che fiume e falda idrica sono strettamente collegati, come è stato ormai reso evidente dalla grave crisi idrica che ha colpito Ragusa qualche anno fa”. (da.di.)