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Incontro sui malati di psichiatria: suicidi in crescita a Ragusa

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Incontro sui malati di psichiatria: suicidi in crescita a Ragusa Incontro sui malati di psichiatria: suicidi in crescita a Ragusa

“L’incidenza nell’ambito di questa patologia è difficilmente valutabile sul territorio ibleo. Si registra un fenomeno strano. Più le si presta attenzione, più la presenza psichiatrica è forte, vale a

“L’incidenza nell’ambito di questa patologia è difficilmente valutabile sul territorio ibleo. Si registra un fenomeno strano. Più le si presta attenzione, più la presenza psichiatrica è forte, vale a dire più risulta essere in crescita il numero dei pazienti. Ma questo, in un certo senso, si spiega con il fatto che se aumenta l’offerta dei servizi, maggiore è la possibilità di cogliere le situazioni di sofferenza. E’ chiaro che non siamo noi che ci inventiamo il paziente”. Parole significative e dirette quelle pronunciate ieri pomeriggio dal prof. Antonio Virzì, direttore dell’Unità complessa di Psichiatria dell’Asp di Ragusa che ha animato il sesto incontro per volontari nella Pastorale della salute, nelle cappellanie ospedaliere e per i ministri straordinari della santa comunione, tenutosi all’ospedale Civile. A condurre i lavori sull’approccio al malato psichiatrico il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti. “Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto Virzì – che esiste una forte componente di stigma, di resistenza, che rimane inosservata. Ricordiamoci, ad esempio, che Ragusa ha una percentuale di suicidi che, anche a livello regionale, è più alta rispetto agli altri territori. E non è certo un problema legato alla disponibilità dei ponti. E’ così. Ed è un problema difficile da interpretare visto che nella maggior parte dei casi non si tratta di pazienti in trattamento”. Virzì ha richiamato la necessità di un impegno diverso. “Se noi spostiamo risorse da un settore all’altro – ha proseguito – non essendoci disponibilità in più, va a finire che le sottraiamo a qualche altra situazione. Quindi, diciamo che l’attenzione alla psichiatria dovrebbe valere sempre e comunque. Non è dopo il suicidio o l’incidente che è poi pensabile di accendere i riflettori in questo ambito. Non avrebbe senso. Pensiamo anche al fatto, ad esempio, che l’organico nel settore è quasi dimezzato rispetto a vent’anni fa. E che anche lo scambio generazionale tra gli operatori non può avvenire in mancanza di nuove assunzioni”. Quale l’approccio con il malato psichiatrico da parte dei volontari? “Il mio pensiero è questo – ha sottolineato ancora il prof. Virzì – e cioè che il volontario è da considerare alla stregua di una persona di buona volontà. Non è certo un tecnico. L’unica cosa che si può fare in incontri come quello di ieri pomeriggio è cercare di ridurre lo stigma, considerare gli aspetti normali del paziente psichiatrico. La sola arma che noi abbiamo è quella del buon senso, che non è certo il senso comune. Avvicinarsi come persone che intendono aiutare l’altro è il sistema per evitare gli errori più grossolani”. 

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