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Don Corrado Lorefice: la vita è dono!

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Don Corrado Lorefice: la vita è dono! Don Corrado Lorefice: la vita è dono!

Sono sedici i giovani che da qualche settimana hanno iniziato il servizio civile nei centri operativi della Caritas diocesana di Noto: ovvero Albero della vita, Agape e Centro Emmaus di Pachino, Casa don Puglisi e Piccoli fratelli di Modica. Si

Sono sedici i giovani che da qualche settimana hanno iniziato il servizio civile nei centri operativi della Caritas diocesana di Noto: ovvero Albero della vita, Agape e Centro Emmaus di Pachino, Casa don Puglisi e Piccoli fratelli di Modica. Si tratta di esperienze di servizio attente alla dignità della persona. Per aiutare a viverle con pienezza la Caritas diocesana organizza momenti di formazione, complementari ad altri momenti più specifici relative alle singole realtà di servizio, nella consapevolezza che il servizio civile è anzitutto una palestra di vita perché i giovani diventino pienamente uomini e cittadini, e così si coltivi la speranza di un mondo altro. Le formatrici, Martina Morana e Roberta Caccamo, si sono preoccupate anzitutto di aiutare a far emergere attese e paure, visto che l’impatto è spesso con vite ferite che ti mettono fortemente in discussione. La paura si manifesta – hanno detto i giovani – in molti modi e rischia di diventare ansia. Nella giornata formativa di sabato scorso tenuta alla Casa don Puglisi c’è stata una inattesa coincidenza: don Corrado, a pranzo nella Casa (non occasionalmente ma come uno di famiglia!), si è fermato un po’ a dialogare con i giovani. Erano anche due amici della Comunità di Sant’Egidio di Catania. Ha invitato a cogliere come la vita sia un dono strutturalmente, perché prima dell’io c’è l’altro; e allora dobbiamo scegliere se ripiegarci su noi stessi o aprirci. L’apertura comporta rischio, ma al tempo stesso genera forza e anche gioia. La domanda spontanea, richiamata dal rischio di ogni apertura o novità, è stata allora: “come ha accolto la nomina ad arcivescovo di Palermo?” Don Corrado ha raccontato della sorpresa quando è andato dal nunzio – soprattutto sulla sede – sciolta dal cercare su internet un possibile prete che poteva essere alla congregazione specifica e apparendo alla voce “prete palermitano” don Pino Puglisi. Soprattutto – ha sottolineato – sta vivendo questo momento nella consapevolezza dei propri limiti affidati alla grazia di Dio. Ha raccontato quindi l’incontro con il papa, che gli ha rivolto l’invito a restare se stesso. Significa anche andare a Palermo con la propria macchina, mettersi in fila con tutti … ma soprattutto rimanere semplice nella vita, pur nella coscienza dell’essere vescovo come responsabilità. Come lo è stato da professore, con un severità volta a far crescere persone serie. Don Corrado ha quindi comunicato che nel suo stemma episcopale ci saranno tre P: esse rimandano a don Puglisi, che gli amici amavano chiamare appunto 3P, ma anzitutto al Pane eucaristico, alla Parola di Dio, ai Poveri: le cose essenziali della fede e di una vita veramente umana. 

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