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Ragusa, l'approccio al malato e la relazione d'aiuto

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Ragusa, l'approccio al malato e la relazione d'aiuto Ragusa, l'approccio al malato e la relazione d'aiuto

L’approccio al malato deve essere il più possibile schietto e sincero. Deve tenere conto della situazione in cui versa il paziente. Ma, allo stesso tempo, deve riuscire ad infondergli coraggio e calore. Sono alcuni dei punti salienti su

L’approccio al malato deve essere il più possibile schietto e sincero. Deve tenere conto della situazione in cui versa il paziente. Ma, allo stesso tempo, deve riuscire ad infondergli coraggio e calore. Sono alcuni dei punti salienti su cui si è soffermato, ieri pomeriggio, il dott. Marco Ambrogio, dirigente dell’Uoc di Chirurgia dell’ospedale Civile di Ragusa, nell’affrontare il tema “L’approccio al malato e la relazione d’aiuto”. Ha preso il via, nella sala biblioteca del Civile, il corso formativo per volontari operanti nella Pastorale della salute della diocesi di Ragusa, nelle cappellanie ospedaliere e per i ministri straordinari della comunione eucaristica. L’appuntamento, promosso dal direttore dell’Ufficio, don Giorgio Occhipinti, è caratterizzato da una serie di incontri settimanali che proseguiranno sino al 7 dicembre. “Nell’ultimo mezzo secolo – spiega don Occhipinti – abbiamo assistito ad una estrema tecnicizzazione della medicina che si è accompagnata a una specializzazione senza precedenti. Ecco perché l’approccio alla persona malata è profondamente cambiato. Dobbiamo provare a cambiare rotta”. Il dott. Ambrogio ha messo in evidenza che la parcellizzazione specialistica dell’approccio clinico ha dimostrato di accompagnarsi al rischio di far perdere al medico la visione globale del paziente che diventa sempre di più sistema, organo, cellule o via metabolica colpiti da malattia. Ciò ha influito pure sull’aspetto della relazione che si instaura tra sanitario e paziente, disgregandone le modalità tradizionali in atto sino a pochi decenni fa, senza al contempo offrire un modello alternativo. Ecco perché il dott. Ambrogio ha tracciato una serie di esempi che possono interessare da vicino anche i volontari e tutti coloro che portano avanti la loro missione tra le mura di un ospedale. E’ necessario adoperarsi per garantire ai pazienti un supporto all’altezza della situazione. Don Occhipinti ha poi fatto riferimento alla formazione dei ministri straordinari della santa comunione chiamati a distribuirla agli ammalati osservando le norme liturgiche oltre a mettere in rilievo una debita preparazione, distinguendosi per fede, vita cristiana e condotta morale. Il corso formativo della Pastorale della salute prosegue martedì 3 novembre con la relazione del dott. Antonio Davì, direttore Uoc di Malattie infettive del Maggiore di Modica e del Civile di Ragusa, che si soffermerà su “L’approccio al malato immigrato in una società multietnica”. L’appuntamento è aperto a tutti ed è in programma nella sala biblioteca del Civile sempre a partire dalle 16.
 

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