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Venticinque anni della Casa don Puglisi: per una città che sia famiglia

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Venticinque anni della Casa don Puglisi: per una città che sia famiglia Venticinque anni della Casa don Puglisi: per una città che sia famiglia

Con particolare commozione è stato quest’anno ricordato a Modica don Puglisi, nella Casa a lui intitolata, il giorno della sua festa liturgica con l’eucaristia presieduta da don Corrado Lorefice. Ora la Casa si prepara a celebrare

Con particolare commozione è stato quest’anno ricordato a Modica don Puglisi, nella Casa a lui intitolata, il giorno della sua festa liturgica con l’eucaristia presieduta da don Corrado Lorefice. Ora la Casa si prepara a celebrare il suo venticinquesimo anniversario. Lunedì 26 ottobre ci sarà, alle ore 19 nella chiesa del Ss. Salvatore, l’eucaristia presieduta dal Vescovo, Mons. Antonio Staglianò; seguiranno alcune testimonianze e una festa nella Casa. Qualcuno ha pensato a questo momento come alle nozze d’argento, e di fatto forse è vero: la Casa chiede appassionata appartenenza “nuziale”. Da parte di tutti – operatori, volontari, amici – e fin dall’inizio! Infatti, la Casa è nata perché molte situazioni che si incontravano al Centro di ascolto richiedevano un luogo in cui l’affetto diventasse aiuto nelle difficoltà gravi della vita. E però, per fare una Casa così, non solo c’erano resistenze, ma anche mancanza di mezzi e di modelli. Nel tempo la Casa ha trovato una propria identità che la rende unica: infatti la “Don Puglisi” è una Casa che accoglie insieme mamme e bambini per quel tempo che è necessario e per quella cura attenta che non può racchiudersi in una tipologia. Per questo, paradossalmente, i contributi possibili dell’ente pubblico diventano quelli di vitto e alloggio, mentre il resto si fa grazie all’aiuto corale di molti. Dopo venticinque anni si è costruita una Casa che è diventata una famiglia in cui anzitutto ci si vuole bene e, solo dopo, c’è quella differenza dei ruoli necessaria per aiutare mamme e bambini a crescere. La Casa porta in sé l’esigenza che tutta la città diventi una grande Casa ricca di affetti. Non solo perché si regge e potrà reggersi solo grazie all’aiuto di altri – Chiesa locale, istituzioni e cittadini – ma anche perché, quello che si fa nella “Don Puglisi”, richiede di essere fatto pure per tante altre situazioni: ci vogliono cure speciali per tanti bambini che magari abitano nelle proprie case, ma tante volte sono vittime di situazioni difficili e di violenze. Ed è altrettanto importane che tutti i bambini siano nutriti, non di cose e di illusioni virtuali, ma di luce e di cura attenta, per diventare luminosi e forti nella vita. Ecco il senso della bella gemmazione della “Don Puglisi” che è il cantiere educativo Crisci ranni; ecco il senso dei momenti in cui la Casa elabora messaggi per tutta la città, come accaduto negli incontri con Marcella Fragapane e come accadrà a Natale con un particolare presepe, che sarà costruito quest’anno insieme alle scuole della città. Una Casa diventata famiglia e una Città chiamata ad essere una grande famiglia: questo vorrebbe essere il messaggio del venticinquesimo della Casa. È stato bello che, mentre le mamme mettevano insieme il loro pensiero sulla Casa, una di loro abbia detto - senza saperlo - ciò che amava dire don Pino Puglisi: «se ognuno di noi fa qualcosa, insieme possiamo fare molto per gli altri».  

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