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Ragusa e Ragusa Ibla, si ricomincia tra Sangiovannari e Sangiorgiari

“Che amarezza”, per dirla con il tormentone di un noto personaggio di un’altrettanta nota fiction televisiva, quella dei Cesaroni. E sì, perché solo di amarezza si può parlare al veder rispuntare la (forse) mai

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Ragusa e Ragusa Ibla, si ricomincia tra Sangiovannari e Sangiorgiari Ragusa e Ragusa Ibla, si ricomincia tra Sangiovannari e Sangiorgiari

“Che amarezza”, per dirla con il tormentone di un noto personaggio di un’altrettanta nota fiction televisiva, quella dei Cesaroni. E sì, perché solo di amarezza si può parlare al veder rispuntare la (forse) mai sopita rivalità tra i fedeli dei due santi, rivalità probabilmente più profonda, fino a coinvolgere un modo ben diverso di sentirsi cittadini di Ragusa superiore o di Ragusa Ibla. E che dopo gli apparentemente riusciti tentativi di ‘pacificazione’ degli ultimi anni, dopo gli scambi di visite di cortesia tra i due simulacri religiosi, ospiti alternativamente nelle chiese dei vecchi ‘avversari’, evidentemente è ancora ben radicata negli animi rispettivamente dei sangiovannari e dei sangiorgiari. Al punto che bastano alcune prese (magari poco felici) di posizione da parte del parroco della cattedrale di Ragusa per suscitare una dura, sdegnata e, ci sembra, molto snobbistica, presa di posizione da parte del “ Comitato dei festeggiamenti San Giorgio martire Ragusa”. Che chiama in causa “i sangiovannari, quelli fanatici che puntualmente, come lupi vestiti di agnelli e pieni di livore e di invidia, dopo ogni festa di San Giorgio, scrivono sui giornali denigrando e attaccando la stessa”. Che chiamano in causa una profezia annunciata nel Settecento (“verrà un tempo che si faranno un papa a modo loro”). Che chiamano in causa una presunta rivincita del parroco di San Giovanni contro i sangiorgiari con i quali avrebbea avuto un passato alquanto burrascoso durante la sua permanenza come cappellano della Chiesa Madre di S. Giorgio. Che chiamano in causa addirittura date di patronato di città o di diocesi, di istituzione della diocesi stessa, di liceità del fatto che “la scelta a Cattedrale della chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista automaticamente elevi il suo titolare a Patrono”. Insomma tutta una serie di chiamate in causa di fatti che ci sembra nulla abbiano a che vedere con il “hic et nunc”, ovvero con, lo ripetiamo, infelici frasi e prese di posizione di un parroco che sempre uomo è, ed in quanto tale non scevro da possibilità di errori. Ed allora, con mentalità laica, riteniamo che si sia scatenata la classica tempesta in un bicchier d’acqua e, da non credenti, continueremo a partecipare, sinceramente, in un momento di ben più funesti ed atroci integralismi, alla festa solenne di san giovanni e di san giorgio, come momenti culminanti di una intera ed unica comunità orgogliosa sì dei suoi due santi patroni ma soprattutto della sua identità secolare.
Daniele Distefano
 

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