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Ragusa, al via le celebrazioni per la XXIII giornata mondiale del malato

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Ragusa, al via le celebrazioni per la XXIII giornata mondiale del malato Ragusa, al via le celebrazioni per la XXIII giornata mondiale del malato

In preparazione della XXIII giornata mondiale del malato, che sarà celebrata il prossimo 11 febbraio, l’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute di Ragusa ha predisposto una serie di appuntamenti in avvicinamento alla

In preparazione della XXIII giornata mondiale del malato, che sarà celebrata il prossimo 11 febbraio, l’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute di Ragusa ha predisposto una serie di appuntamenti in avvicinamento alla significativa data. Il primo è in programma domenica 1 febbraio quando si terrà la cerimonia per la 37esima edizione della “Giornata per la vita”. In particolare, alle 10, nella cappella dell’ospedale Civile di Ragusa, si terrà la celebrazione eucaristica presieduta da don Giorgio Occhipinti, direttore della Pastorale per la salute, con l’accensione della lampada votiva alla Madonna di Lourdes da parte del sindaco Federico Piccitto. Si tratta di un gesto simbolico dedicato ai fratelli e alle sorelle che, in modo tragico ed improvviso, sono stati privati dell’inestimabile dono della vita. Di seguito, con i volontari dell’Avo, ci sarà la visita agli ammalati nei reparti. Nel pomeriggio della stessa giornata, dalle 15,30 alle 18,30, con i componenti dell’ufficio per la Pastorale della salute e della cappellania ospedaliera, saranno visitati gli anziani nelle case di riposo. “Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura – dice don Giorgio Occhipinti, riprendendo alcuni dei contenuti inseriti nel messaggio del consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana proprio in occasione della giornata dell’1 febbraio – sperimenta nella carne del proprio figlio “la forza rivoluzionaria della tenerezza” e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l’intera società. Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l’eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata, portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti. Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo? Il triste fenomeno dell’aborto è una delle cause di questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce e di portare un prezioso contributo all’Italia. Non va, inoltre, dimenticato che la stessa prassi della fecondazione artificiale, mentre persegue il diritto del figlio ad ogni costo, comporta nella sua metodica una notevole dispersione di ovuli fecondati, cioè di esseri umani, che non nasceranno mai. Il desiderio di avere un figlio è nobile e grande; è come un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla cultura del benessere che ci anestetizza e dalla crisi economica che pare non finire. Il nostro Paese non può lasciarsi rubare la fecondità”.  

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