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“Venerdì 17 ovvero Giggino Passaguai” al Garibaldi di Modica

"Venerdì 17 (ovvero Giggino Passaguai) di Antonio Grosso è la storia di un ragazzo in cerca di guai. E’ la storia di due preti mandati a risollevare le sorti di un tristissimo quartiere di cintura regno della malavita

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“Venerdì 17 ovvero Giggino Passaguai” al Garibaldi di Modica “Venerdì 17 ovvero Giggino Passaguai” al Garibaldi di Modica

"Venerdì 17 (ovvero Giggino Passaguai) di Antonio Grosso è la storia di un ragazzo in cerca di guai. E’ la storia di due preti mandati a risollevare le sorti di un tristissimo quartiere di cintura regno della malavita e di organizzazioni criminali, è la storia di un giovane salvato dalla droga, è la storia di una donna che affronta la vita con sacrificio e ironia.
Questa è la storia… una come tante, con la sfida di riavvicinare le persone ad una chiesa ormai dimenticata, forse anche da Dio, con l’esperienza di chi non si è mai perso d’animo.
La storia di Don Ezio e Don Sabatino abbatte i canoni ideali del modo di fare Chiesa: severi nel seguire le leggi ecclesiastiche, sempre in preghiera. In “Venerdì 17” non è così.
C’è una chiave di lettura inedita perché si fonda sul divertimento e sui colpi di scena pur affrontando i temi sociali che gravano oggi nella nostra società e nella nostra gioventù: delinquenza, criminalità organizzata, insomma una malavita dispiegata con leggerezza e con il quel tocco originale di comicità che distingue il teatro di Antonio Grosso.
Con il protagonista ci sono sul palcoscenico, Antonello Pascale, Ariele Vincenti, Carmen Di Marzo, Giuseppe Orsillo. Le scene sono di Alessandra Ricci, le luci di Luigi Ascione e i costumi Maria Marinaro.
“La cosa che più mi ha colpito, commenta il regista Paolo Triestino, in “Venerdì 17” è la scrittura, così armonica e sapiente per un autore nemmeno trentenne. Il tema trattato, poi, è estremamente attuale e coraggioso. Bella la storia, l’idea. Due sacerdoti vengono spediti in un paese del casertano a ripristinare una vecchia chiesa, ormai abbandonata. I sacerdoti riusciranno ad entrare nel cuore degli abitanti e a conquistare la loro fiducia, a risvegliare in loro la solidarietà e il coraggio di chiedere un mondo più pulito.
Non esiteranno nemmeno a cantare “Tu sei la mia vita” in perfetto stile neomelodico e alla fine riusciranno nel loro intento. Testo di grande divertimento, a tratti esilarante, ma con quel pizzico di amarezza che rimane nel cuore e che restituisce il desiderio di tutti noi di divertire, si, ma lasciando agli spettatori un pensiero in più da portarsi via”.
 

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