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"Santità, è morta la vergogna"

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"Santità, è morta la vergogna" "Santità, è morta la vergogna"

Benedetta Italia, questa nostra Italia, quella della comunità degli indignati, dei forconi, dei grillini, dei “mani pulite”, degli “estremi sinistri” e degli “fuori asse di italica destra”. Un comunità di gente incazzata nera che continuamente abbaia su tutto e, per tutto, grida il proprio sdegno. Una comunità di inviperiti che istintivamente alza il volume su ogni decisione, su ogni autorità, su ogni fatto. Piogge torrenziali a Genova, ed eccoli lì, pronti, ad inveire contro il sindaco Doria: Dimissioni, Dimissioni! Dichiarazioni e punti di vista del Ministro Alfano, mare nostrum e immigrazione: Dimissioni! Dimissioni! Cronaca nera e delitti irrisolti, aberrazioni e morti per calcio, agguato e sparatorie di Roma, di Napoli, di Catania e Milano: disordini, cortei, manipolazioni, contro il Prefetto, contro il Questore: Dimissioni! Dimissioni! Scontri politici fra estremisti: Dimissioni, Dimissioni, via i prefetti, i questori, i ministri e chicchesia, via, via dalla nazione. Poi, se per un miracolo ci si potesse fermare un minuto, basterebbe un solo istante di calma, un respiro più profondo, una pausa per riflettere insieme sul carattere di ognuno di noi, sul nostro stesso DNA; saremmo costretti, allora, a confessare a noi stessi e al mondo cose indicibili, dovremmo svelare le anime nostre e, mettere a nudo, quel modo balzano di essere, quel costume “Giolittiano” che ci vede appartenere contemporaneamente alla società dell’omertà e della colpa e, alla canea giustizialista e forcaiola, che inalbera “cappi e corde”con l’intenzione di impiccare tutto il resto del mondo al di fuori di sé. E’ il prologo di un’atto del teatro dell’assurdo, l’autore non è Jonesco, ma è un copione, nasce da una moltitudine di mani, a scriverlo sono uno, nessuno e centomila. Tanti invisibili veri, dalle fila di quell’umanità scandagliata e scossa che ha impresso le storie di Luigi Pirandello. Qui, nelle terre della contemporaneità, ognuno inveisce contro la propria ombra, contro la propria immagine, contro la propria vigliaccheria, contro la sua stessa arroganza. Paradossale? Non proprio. La scorsa domenica, il nuovo parroco, ha rivolto un accorato appello alla nostra comunità: “le casse della nostra parrocchia, piangono miseria e, i debiti ingenti, soffocano ogni aspettativa”. Una situazione sicuramente pesantissima, ereditata da una gestione sicuramente lacunosa e inqualificabile. Purtroppo, aggiungo io, la vicenda economica, non è il danno più grave! Nel quartiere dove viviamo é stata distrutta una intera comunità parrocchiale, sono stati azzerati, riti, consuetudini e tradizioni. Le relazioni umane sono state spezzate, i gruppi di amici di tutte le generazioni sono stati spazzati via. Erette non solo cancellate di ferro a cingere le mura, ma steccati e arroccamenti virtuali che hanno blindato il “fortino dell’egoismo e della noia” dei pochi superstiti. Tutto in virtù di “quell’uomo solo al comando”, …che purtroppo, non era neanche lontanamente il Gino Bartali che conquistava Lavaredo. Ne tantomeno, abbiamo avuto di fronte la schiettezza, l’onestà e l’umanità ed il coraggio e l’eroismo del campione Toscano, (che, durante il nazi-fascismo trasportò false carte di identità nel telaio della sua bici. Agendo a rischio della propria vita) Eppure “il comandante, proprietario” (il predecessore eternamente assente con abito talare) - della nostra chiesa non ha agito, per sette anni, da solo! Possiamo ipotizzare che, fra le fila di chi lo ha affiancato: alcuni erano dominati e succubi, qualcuno vittima inconsapevole, altri non se ne saranno neanche accorti, altri ancora sono stati eccessivamente compiacenti e grati, poi qualcuno ancora, fu zerbino da calpestare, qualcun altro sia stato zittito, taluni invece, si sono rivelati incapaci di reagire e qualcun altro è da annotare sicuramente fra le solite schiere degli adulatori in attesa di profitto. Comunque, costoro hanno condiviso il cammino o quantomeno hanno assistito passivamente allo sfascio quotidiano di una comunità parrocchiale, senza battere ciglio. A questo punto, occorre riflettere: “Come può essere credibile? Che forza di penetrazione può avere, nel cuore di chi ascolta, l’appello accorato del nuovo parroco? Chi si sentirà investito della responsabilità di tendere una mano e di dare aiuto? … se a latere della “mensa del Signore” niente è mutato? Lì siedono sempre, stanno immobili gli abitueè, esercitano l’arte lenta del “riciclo”, abiurando adesso il tempo dello sprofondo passato, sempre lì impomatati e schierati alla bisogna. Purtroppo per loro e per la storia, restano il segno tangibile del distacco e della sfiducia collettiva. La comunità non ha mai avuto alcun segno di ripensamento sulla pesantissima storia passata, nessuno ha mai annunciato le proprie “dimissioni”. E’ una nota caratteriale di costume, tutta italiana. Qui, da noi, non si dimette mai nessuno, nessuno si ritiene responsabile. Le catastrofi che avvengono non appartengono personalmente a nessuno, quasi quasi si auto producono! Non ci si dimette neanche dall’associazione bocciofila a zero punti, ne da quella amatoriale del calcio femminile alla ventesima sconfitta, neppure dal circolo degli scacchi. Anzi una moltitudine di “umani(?)” grazie alla velocità e alla capacità camaleontica e trasformista, modifica immediatamente ogni fatto di cronaca vera e lo “acconcia a seconda delle necessità”; ricicla tutto, anche “i sola” si riabilitano grazie a complici compiacenti ex forcaioli e manettari. No. Non c’è mai nessuno dalle parti della colpa! Però, se vi andasse di rivedere il rinsaldarsi del nutrito pattuglione, l’agire cadenzato della massa ululante, basta solo un’Alluvione: Dimissioni! Dimissioni! Un barcone di poveri cristi fra le acque gelate del mediterraneo: Prefetti, polizia, via, via, Dimissioni! Santità, Papa nostro Francesco: parroco di quartieri d’Argentina, “in questi anni nostri, e’ morta la vergogna!” Per scuotere le coscienze, allora risuoniamo a morte la campane, senza meraviglia. La storia si ripete, anche se, questa volta non è uno scherzo, ne una boutade di Onofrio del Grillo. 

Rosario Sprovieri

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Sanità
Rosario sprovieri
Roma
Articolo diRedazione

Quotidiano di Ragusa

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