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La giornalista chiarisce...

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Ho letto un certo stupore, nei commenti riguardanti l’articolo “Aeroporto di Comiso, primi turisti da Israele” il commento molto duro sulla scelta di utilizzare, accanto al termine Israele, anche quello di Palestina, che individua la regione. E’ poi pervenuta una richiesta telefonica molto dura, proveniente da Tel Aviv , di sostituire il termine Palestina con il termine Israele. Questa la frase dell'articolo in origine "Mercoledì mattina è atterrato un aereo con 167 turisti provenienti dalla Palestina" e successivamente modificato in "da Israele". Lo abbiamo fatto: nell’articolo il termine è stato sostituito, così come richiesto anche telefonicamente, per il rispetto dovuto allo stato di Israele. Ma sono e siamo coscienti che un termine utilizzato in maniera neutra ed esemplificativa (lo Stato di Israele sorge nella regione della Palestina e tale accezione geografica è possibile ritrovare anche nelle cartine geografiche dei secoli scorsi, oltre che in quelle più recenti) non può essere oggetto di tali richieste, né si può tacciare di ignoranza o malafede la giornalista (cioè la sottoscritta …) che ha redatto l’articolo e che, legittimamente, utilizza sia il termine “politico” (Israele), sia quello che, da sempre, individua la regione geografica della Palestina (così definita anche nel periodo coloniale e non solo …).
Non individuo nessun problema nell’utilizzare sia il termine Israele (stato) che il termine Palestina (regione geografica che individua sia lo Stato di Israele, sia i cosidetti “territori occupati” (Cisgiordania o West Bank, Golan, Striscia di Gaza).
I conflitti politici e le guerre intestine attuali, che tutti noi auspichiamo possano avere termine nel reciproco riconoscimento di individui e di popoli che comunque hanno diritto di esistere, e di vivere pacificamente, non possono in alcun modo influenzare il linguaggio e la scelta di termini che, per quanto mi riguarda, restano fuori da ogni logica di contrapposizione e di scelte di campo che ci sono assolutamente avulse .
Così come sono certa della mia assoluta opzione per la pace, per il mio assoluto rispetto per tutti i popoli che Dio ha posto come abitanti di questo pianeta, sono altrettanto certa di poter assicurare ai miei cortesi interlocutori che mai le scelte compiute (di citare Israele e, al contempo, la regione della Palestina) non sono assolutamente frutto di un’opzione politica, né posso accettare che si affermi che noi giornalisti cerchiamo di evitare il termine Israele per scelta. Questa affermazione è palesemente falsa e certamente fuorviata da un forte preconcetto. Il termine Israele era in grande evidenza nel titolo!!!!
Perché chi vive in quelle regioni deve alimentare una rete così fitta e, per noi strana, di sospetti? Perché è legittimo parlare indifferentemente di Ungheria o regione magiara, di Spagna o Penisola Iberica (che però comprende anche il Portogallo …), di Tunisia, Libia, Marocco eccetera o di Maghreb e invece tutto questo diventa un “peccato di lesa maestà”, quasi un crimine, se si parla di Israele e Palestina…)
Il dolore che questa situazione ci provoca è assolutamente superiore all’incredulità per aver sentito o letto certe affermazioni, come quelle del commento che abbiamo pubblicato. Nessun riferimento, nell’accezione che ho usato, allo Stato di Palestina, o all’Autorità Palestinese (riconosciuta dall’Onu). Non aggiungo nulla in merito perché era assolutamente avulso dal linguaggio usato nell’articolo e dunque estraneo ad esso. Ribadisco. Ho il massimo rispetto per lo Stato di Israele. Ho il massimo rispetto per tutti i popoli. Auspico che tutti i popoli possano coesistere in un clima di ritrovata pace che permetta di superare, con lo sforzo di anni e delle giovani generazioni, i conflitti eredità cruenta di secoli passati. Detto questo, da comisani e da siciliani, salutiamo con favore e gioia i primi voli da Comiso per Tel Aviv. E, posso assicurare, nel mio futuro, come ho sempre fatto, continuerò ad utilizzare sia il termine Israele (Stato), sia il termine Palestina (regione geografica). Non farò certo influenzare il mio linguaggio da richieste che rispetto, ma che ritengo fuorvianti e fuorviate!
Anna Anselmi 
 

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Anna anselmi
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