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Se tornassero in vita i nostri antenati, deciderebbero un rapido…

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Se tornassero in vita i nostri antenati, deciderebbero un rapido… Se tornassero in vita i nostri antenati, deciderebbero un rapido…

Piaccia o no, è così! Via via che nuove generazioni crescono, emergono differenze sempre più nette rispetto ai propri avi. E non mi riferisco alle differenze determinate dai continui progressi della scienza e della tecnica che naturalmente, per chi vuole, costituiscono motori di crescita, ma a quel progressivo allontanamento dai principi che hanno caratterizzato le vite dei nostri nonni, dei nostri padri. I nostri antenati, non certo per scelta, erano in massima parte semianalfabeti e tuttavia, a mio modesto parere, donne e uomini degni di grande ammirazione per i valori fondamentali della vita che riuscivano a portare avanti ,quali grande senso della solidarietà, non solo espressa a parole, rispetto dell’amicizia, attaccamento alla famiglia. Rilevo da tempo che le successive generazioni si sono sempre più allontanate da tali principi, legandosi invece a concezioni della vita che nulla hanno a che fare con quello che si dice d’una società basata su valori veri. Eppure le due generazioni successive a quella dei nostri padri hanno privilegiato dell’opportunità di studiare, quindi di conoscere meglio i veri valori della vita; a differenza di cinquant’anni fa, oggi non si vive solamente dove si nasce, ma si viaggia, si conoscono altre culture, si dovrebbe insomma essere molto più ricettivi a praticare il giusto approccio con gli altri e invece avviene l’esatto contrario.
Sebbene il popolo italico sia riconosciuto fondamentalmente solidale, spesso, molti di noi lo sono solo a parole, mentre nei fatti, spesso ci giriamo dall’altra parte per non vedere che chi ci sta accanto soffre per vari motivi; il concetto d’amicizia, sacro per i nostri antenati, oggi frequentemente viene confuso con conoscenza che nulla ha da spartire con l’amicizia autentica, quella per la quale ci si alza di notte per prestare aiuto ad un amico in sofferenza o difficoltà o la stessa per cui ci s’intesta una battaglia a difesa del rispetto di una persona che si ritiene amico. Un tempo, sebbene le condizioni economiche delle famiglie non fossero agiate, stare a tavola insieme all’intera famiglia tutti i giorni e soprattutto la domenica e nei giorni di festa, era una regola che non ammetteva deroghe; oggi, si mangia alla spicciolata non solo tutti i giorni, ma talvolta anche la domenica e nei festivi perché siamo troppo presi dal lavoro o più semplicemente perché ci si sente moderni mangiando un panino in compagnia di conoscenti piuttosto che a tavola con i genitori. Ma è davvero un concetto di modernità o piuttosto una rinuncia a certe norme non scritte del passato che davano un’immagine di quella società certamente più matura ed equilibrata?
Dove abbiamo sbagliato noi degli anni cinquanta se non abbiamo saputo trasmettere ai nostri figli l’immenso valore d’un certo approccio alla vita? O forse aver provato a concedere loro tutto ciò ch’era possibile e talvolta anche di più li ha rimbecilliti al punto da non capire che crescendo è naturale che si costruisca la propria vita ma sempre nel rispetto invariato delle persone che li hanno generati e cresciuti?
Purtroppo invece, basta un compagno/a, fidanzato/a, moglie o marito, certamente poco maturi e per nulla equilibrati a far mettere in un angolo vecchie amicizie e persino i genitori. La colpa è di chi opera per questi risultati o di chi rimane succube di altre persone al punto da smarrire i giusti percorsi della vita? Si è sempre detto che “ carnaluvari nunnè que ca u fa ma cu cci va à piessu.” E’ vero altresi che chi opera per produrre tali risultati non è certamente un esempio d’intelligenza e maturità. Penso davvero che se tornassero i nostri padri in vita, tornerebbero velocemente nell’aldilà per lo sconcerto che subirebbero nel vedere l’attuale approccio ai valori della vita.
 

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Giombattista ballarò.ballarò
Titta ballarò
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Caro amico ti scrivo così mi distraggo un pò...
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