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"Andrea Lolli: Paolo Virzì? Caverebbe il meglio di me!"

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"Andrea Lolli: Paolo Virzì? Caverebbe il meglio di me!" "Andrea Lolli: Paolo Virzì? Caverebbe il meglio di me!"

Lo incontriamo impegnato nel suo mondo, il teatro, ma Andrea è conosciuto anche nel mondo del piccolo e grande schermo. In questi giorni al Sistina e precisamente fino al 13 aprile, lo troveremo grazie a " Di padre in figlio" , con e di Max Giusti, scritta dallo stesso Giusti, con Andrea Lolli, Claudio Pallottini e Giuliano Rinaldi, per la regia di Marco Carniti e le musiche di Gaetano Curreri,
uno spaccato d'Italia di 40 anni con una grande consapevolezza che forse molte cose non saranno mai più le stesse. Ma non dimentichiamolo in “Ho sposato uno sbirro” regia di C. Elia, “Raccontami 2” regia di R. Donna “Romanzo criminale” regia di S. Sollima “Un caso di coscienza 4” regia di L. Perelli “Fuoriclasse” regia di R. Donna, per citarne qualcuno. Parla con noi Andrea, e lo fa con la dinamicità di un "ventenne". Avvertiamo questo senso di "libertà" mentre risponde alle nostre domande e ci lusinga con le sue confidenze che rendiamo note ai lettori del nostro quotidiano, non prima di ringraziare questo "pazzo simpatico Peter Pan"! 
Quando ti sei accostato per la prima volta al mondo "artistico"?
"Mi sono accostato a questo mestiere al liceo classico dove studiavo. Già da ragazzino avevo sempre avuto velleità artistiche. Sia alle elementari che alle medie facevo continuamente spettacolini, alcuni scritti anche da me. Ma al liceo ho avuto l'incontro determinante grazie ad un laboratorio teatrale che la mia scuola, il liceo Ugo Foscolo di Albano, organizzò gratuitamente. L'insegnante era un bravissimo attore, Michele Francis, che era stato collaboratore anche di Carmelo Bene e che nonostante il suo talento non ha mai avuto le soddisfazioni che meritava. Ma è stato un magnifico maestro. Onestamente posso dire che ho imparato quasi tutto da lui. Il laboratorio era veramente di altissimo livello. Tra gli altri allievi c'era anche Manuela Mandracchia, che oggi è una delle migliori attrici teatrali italiane della sua generazione. Allora era una ragazzina, aveva qualche anno meno di me ma già aveva un grandissimo talento. Abbiamo fatto tre anni di laboratorio, belli, intensissimi. Non studiavo più ma i professori furono molto comprensivi, gli bastava che prendessi la sufficienza nelle interrogazioni. Il primo spettacolo che facemmo fu all'aula magna della scuola: L' Antigone di Jean Anohuil. Forse la più grande emozione della mia vita. Ma la cosa bella era che l'estate andavamo in tournè a fare spettacoli in sicilia. Andammo anche all'anfiteatro di Agrigento. Figurati un ragazzo di 17 anni davanti a 2000 persone! Ma all'epoca ero molto più incoscente di adesso. Eravamo quasi tutti minorenni. Ogni estate portavamo 3 o 4 piece. Montavamo e smontavamo le scene, anche se io ero il più imbranato. Per carità non era sfruttamento minorile!!!! Michele ci seguiva come un maestro e un padre. Praticamente i fondamentali indispensabili per fare questo mestiere li ho imparati tutti da lui..."
E oggi, cosa ti spinge a continuare questo percorso?
"Cosa mi spinge? Boh... probabilmente l'infantilismo che mi fa vedere il "lato positivo" di questo mestiere, cioè l'aspetto più folle, ignorando o sottovalutando quelli che sono gli aspetti più deleteri e avvilenti. Perche parliamoci chiaro: oggi come oggi fare questo mestiere in italia può essere molto umiliante per tanti motivi. Per un attore normale che lavora solo in virtù del proprio (soggettivo) talento, l'Italia non è un paese molto gratificante. I problemi sono tanti ma non è adesso il caso di elencarli tutti. Si rischia solo di passare per frustrati. E allora bisogna essere sufficientemente pazzi per autoalimentarsi ogni volta ed andare avanti imponendosi un'ingenuità che ti salva dalla depressione."
Chi ringrazieresti per il successo ottenuto?
"Parlare di successo ottenuto mi sembra un pò esagerato. Però è vero che da quando ho cominciato 30 anni fa non ho mai smesso. Di sicuro non ringrazierei me stesso. Sono il mio peggior nemico da questo punto di vista. Ma come disse il direttore dell'Accademia nazionale d'arte drammatica dove sono stato un allievo un pò sui generis, ho un "buon senso burino" che tra ansie ed insicurezze riesce però a farmi andare avanti."
Un aneddoto che mentalmente non ti lascia…?
"Mamma mia! Un aneddoto? Come certi vecchi attori tromboni ne avrei un migliaio. Beh.... dovendo scegliere forse due che in realtà sono simili. Nei primi anni 90 facevo una commedia musicale al sistina con Antonella Steni dove avevo un piccolo ruolo. Un giorno arrivo in teatro un ora prima dello spettacolo e il produttore disperato mi prende da parte e mi dice che il coprotagonista si era improvvisamente ammalato e che io dovevo sostituirlo. Tra l'altro era un personaggio molto più vecchio di me. Non avevo nemmeno trent'anni e dovevo duettare con un'attrice straesperta come la Steni. In un ora ho studiato il copione, anche se avevo seguito con attenzione tutte le prove, e sono andato in scena. Figurati, al teatro Sistina con almeno 600 persone in platea. E' andata bene. E siccome disgraziatamente l'attore non migliorava (purtroppo poi è morto) ho proseguito io le repliche. La seconda volta è successo una quindicina di anni fa. Un attore si era infortunato durante le repliche, il regista che era un mio amico mi ha chiesto di sostituirlo al volo. Il ruolo era difficilissimo. Ho avuto mezzo pomeriggio e sono andato in scena. Lo so che detto così sembro uno sciacallo che si approfitta delle disgrazie altrui però se sono uscito a testa alta da entrambe le esperienze devo solo ringraziare tutto il tirocinio che ho fatto con Michele. Un tirocinio che non ha prezzo!"
Parlami del tuo ultimo "progetto"
"Progetti? In teatro ne ho alcuni. Qualcuno già realizzato, altri in procinto di esserlo. Ma tutti interessanti. Almeno per me..."
Per realizzare il tuo sogno, con quale regista vorresti lavorare?

"Negli anni ho conosciuto registi con i quali è un piacere condividere progetti. E siccome è raro trovare registi di cui fidarsi non li mollo!!!!!! Ma non solo registi, anche autori con cui lavorare. Sono felice di aver costruito un piccolo giro di persone con il quale realizzare le cose a cui tengo di più. Sto sempre parlando di teatro. Nel cinema invece mi piacerebbe lavorare con Paolo Virzì. E' l'unico regista in grado di cavare il meglio da chiunque. Magari ci riuscirebbe anche con me!!!"
Definisciti in tre parole..."E' dura definirsi in tre parole. Mi verrebbero solo offese. Ci provo:un pazzo problematico, un pazzo un pò infantile ma (spero) un pazzo simpatico!"

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Andrea lolli
Paolo virzì
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