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La festa della donna tra celebrazione e follia

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La festa della donna tra celebrazione e follia La festa della donna tra celebrazione e follia

L’8 marzo, come ogni anno, a partire dal 1922 in Italia, dal 1909 negli Stati Uniti e dal 1911 in altri paesi europei, si è celebrata la giornata internazionale della donna.Una giornata che celebra la donna, le sue conquiste sociali e politiche ma che in realtà a molti fa dimenticare l’unicità di questo essere tanto delicato ed insostituibile quanto maltrattato e violentato per ragioni di natura culturale ma anche per atti di pura follia.
Se nel mondo non si fosse raggiunto il livello di degenerazione che è sotto gli occhi di tutti, la donna dovrebbe essere venerata alla pari d’una divinità, a prescindere dalla sua bellezza e dalle caratteristiche che comunque in molti casi, piaccia o no, la rendono migliore dell’uomo, semplicemente per il fatto che senza della sua esistenza, la specie umana sarebbe già estinta. Fino a quando la scienza non riuscirà a far partorire un maschio, la donna rimarrà l’unica garanzia per la procreazione, evitando l’estinzione della specie.
Paradossalmente invece, anche nei paesi che si dicono civili e democratici, nell’anno del Signore 2014 la donna deve ancora lottare per avere pari dignità e pari opportunità rispetto all’uomo. Il fatto stesso che si celebri la giornata internazionale della donna mentre non esiste una giornata che celebri l’uomo, sta a significare che a tuttoggi molte cose che riguardano il genere femminile vadano riviste e corrette.
Anche in questa giornata che molti definiscono festa della donna ma che personalmente più appropriatamente chiamerei giornata dell’unicità e dell’insostituibilità della donna, sono avvenuti 2 casi di femminicidio, quasi a voler con crudezza affermare l’incongruenza del significato che si attribuisce alla giornata, perché fino a quando per pazzia o per gelosia o per scelte che la donna dovrebbe avere il diritto di assumere, una sola donna morirà per accoltellamento o sotto i colpi d’una pistola, o sarà vittima di violenza psicologica o sessuale non si potrà parlare di festa della donna.
Con meno ipocrisia e con maggiore maturità, noi maschi, dovremmo imparare a rispettare la donna ogni giorno, per sempre; solo allora, potremo dire di vivere in una società civile, nella quale nessuna donna sentirà più la necessità di celebrare l’8 marzo.
 

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Festa donna
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