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La fuga di cervelli dall'Italia, una delle tante contraddizioni del nostro paese

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La fuga di cervelli dall'Italia, una delle tante contraddizioni del nostro paese La fuga di cervelli dall'Italia, una delle tante contraddizioni del nostro paese

Ormai non è un fatto episodico, purtroppo la fuga di giovani laureati dall’Italia rappresenta una realtà che di anno in anno si riconferma con numeri sempre crescenti.
Il fatto in sé non stupisce se si considera che da alcuni anni in Italia il numero dei senza lavoro cresce e all’orizzonte non si riesce a scorgere la benché minima inversione di tendenza; è impressionante semmai che al problema vengano riservate pochissime attenzioni sia da parte dei governi che si succedono, sia da gran parte della stampa che preferisce occuparsi di gossip dei vip (dei quali non ce ne può fregar di meno) piuttosto che d’un problema così serio che imporrebbe alcune riflessioni. Ma anche questo, pensandoci bene, non può meravigliare considerando che molte testate appartengono a potenti politici o gli editori e i direttori delle stesse , per reciproci interessi, sono legati a doppia mandata con quelli che detengono il destino d’un popolo.
Le migliaia di giovani che annualmente si laureano nei nostri atenei in economia, in medicina, in ingegneria, hanno un costo per lo Stato di alcune centinaia di milioni di euro, soldi che ovviamente vengono sborsati sotto forma di tasse dai cittadini, per realizzare, alla luce di quanto sta accadendo, il bene di altri Paesi. E’ come se s’investisse per realizzare deliberatamente delle incompiute!
D’altra parte come si può non condividere la scelta obbligata di giovani che dopo avere studiato fino a 28/30 anni, devono ancora mortificarsi a chiedere qualche decina di euro ai genitori? Espatriare diventa la loro unica speranza ! La colpa è solamente d’una classe politica miope in quanto incapace di evitare che i futuri dirigenti del Paese vadano in altri Stati che, a costo zero per non aver sostenuto i costi per i corsi di studio nelle università, si ritrovano risorse tecnico-scientifiche che contribuiranno a rendere migliore quella Nazione, ma al contempo essa è responsabile di non capire che un Paese inidoneo a motivare e a garantire le prospettive di carriera alle migliori intelligenze di cui dispone, prima o poi è destinato alla propria deriva.
A volte però mi sorge il sospetto che certe inadempienze non derivino dall’oggettiva difficoltà di natura economico-finanziaria o dall’insufficiente intelligenza di chi dirige il Paese per affrontare adeguatamente alcune tematiche come quella in questione, ma da una sorta di disegno diabolico predeterminato volto ad isolare o allontanare i cervelli più fini, affinchè possano continuare ad avere spazio gli allocchi che negli ultimi anni ci hanno rappresentato , già molto esperti nel tessere trame volte al personale interesse.
Ad avvalorare questa mia tesi è il fatto che alla ricomposizione di nuovi governi, gira e rigira, rivediamo le facce di sempre o se qualcuna cambia è per far posto ad altre, rigorosamente imposte dai politici che contano, i quali impossibilitati in alcuni momenti a recitare il ruolo di attori protagonisti, assumono la regia.
In ogni caso, rimane triste rilevare che i nostri rappresentanti istituzionali non smettano di avere la voglia di ridicolizzare un Paese per assumere comportamenti contrari al buonsenso e distanti anni luce dalle scelte lungimiranti e progressiste di altri Stati.
Non passerà molto tempo che il nuovo slogan per identificare l’Italia nel mondo sarà: il paese della pizza,del mandolino e delle migliori intelligenze regalate.
 

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Fuga cervelli politici
Giombattista Ballarò Titta
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