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La demagogia è pericolosa se nega le evidenze storiche! - Quotidiano di Ragusa
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La demagogia è pericolosa se nega le evidenze storiche!

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La demagogia è pericolosa se nega le evidenze storiche! La demagogia è pericolosa se nega le evidenze storiche!

Di tanto in tanto, alcuni politici si ricordano che in Italia esiste un settore produttivo che si chiama agricoltura, e, giusto per esasperare gli animi degli addetti a quel comparto, ricominciano a parlare di provvedimenti legislativi propedeutici al rilancio di un’attività ormai clinicamente morta.

Scrivevo ricominciano a parlare, non a caso, perché soprattutto in Sicilia si è sempre parlato di agricoltura, di come incentivarla; peccato però che siano rimasti sempre solo buoni propositi e che in alcuni momenti, tali proclami siano stati contraddetti dalla svendita di questo settore produttivo per privilegiare la grande industria, quella stessa che oggi, dopo aver accumulato grandi capitali, una parte dei quali per iniezioni rivitalizzanti di denaro pubblico,delocalizza in altri Stati in cui il costo della manodopera è molto più basso che in Italia, determinando ulteriore disoccupazione oltre quella conseguente all’incapacità politica di creare riforme strutturali che guardassero principalmente al lavoro.

 Come fanno a fingere di non ricordare che sono stati loro stessi a decretare la morte del comparto agricolo, privilegiando gli interessi della grande industria che evidentemente ha avuto e continua ad avere più feeling con i politici di quanto non ne abbiano mai avuto gli agricoltori?

A questi demagogici salvatori dell’agricoltura, voglio ricordare che oggi questo comparto, che un tempo fu il vero fiore all’occhiello della nostra Regione, non può più essere salvato, tranne che una catastrofe di grandi dimensioni distruggesse l’agricoltura di tutti gli altri Paesi europei che, copiandoci inizialmente e non commettendo gli errori dei nostri agricoltori, affrontando i mercati esteri con la serietà di chi vuole perseguire obiettivi a lungo termine, hanno di fatto reso non competitiva la nostra esportazione, relegandoci ai mercati locali con i quali non è stato e non sarà mai possibile progettare il futuro.

Certo, le responsabilità non possono essere attribuite solo alla politica, anche gli operatori del settore hanno le proprie, così come le associazioni di produttori e le cooperative che negli anni 70 nascevano come funghi ed hanno dato un colpo mortale agli interessi dei produttori per l’improvvisazione e l’arroganza con cui hanno gestito gli interessi del comparto che hanno massacrato.

Sarebbe il caso pertanto che questi amanti dell’agricoltura, con uno sforzo di memoria, ricordassero quale contributo hanno dato negli anni precedenti per decretarne la fine, che la smettessero di creare inutili illusioni negli addetti del settore e facessero invece tesoro delle evidenze storiche per prendere atto che l’agricoltura non ha più gli strumenti per competere in un mercato globale nel quale gli altri protagonisti sono attrezzati per sconfiggere le concorrenze che non hanno fiato per resistere a chi ha investito e programmato la propria attività con l’intelligenza di aggredire i mercati e rimanerci con soddisfazione.

 

 

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