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Come definire la società in cui viviamo?

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Come definire la società in cui viviamo? Come definire la società in cui viviamo?

Senza nutrire neanche lontanamente l’ambizione di attribuire carattere sociologico alla presente nota, mi piace interrogarmi, con la speranza che lo possano fare anche altri,sulle caratteristiche dell’attuale società e sui probabili motivi che ne hanno determinato tale condizione.

Generalmente, ogni cittadino auspicherebbe di vivere in un contesto sociale a misura d’uomo, una realtà nella quale ciascuno assolva ai propri doveri ed al contempo non veda calpestati i propri diritti da quei soggetti che sono stati individuati democraticamente(eccezion fatta per le lordure prodotte dal porcellum) per rappresentare a livello istituzionale le istanze dei rappresentati e promuoverne la crescita culturale ed  economica .

Questo legittimo desiderio dei cittadini è sempre più deluso, come dimostrano fatti recenti e remoti dei nostri rappresentanti ad ogni livello, pertanto la prima affermazione che si può fare è che siamo mal rappresentati, non tutelati nella crescita culturale ed economica a cui ciascuno ambisce e scippati nel rispetto dei diritti che vengono quotidianamente calpestati mentre coloro che abbiamo  delegato a rappresentarci, si arricchiscono e continuano a mettere ulteriormente in ginocchio un popolo che è al bivio tra disperazione e fallimento. Un altro aspetto che nella nostra società ci ridicolizza sempre più è quello che, strada facendo, la maggior parte dei nostri connazionali(quelli non collusi con la malapolitica) ha perso il senso della ribellione, la capacità di organizzarsi, di fare gruppo per impedire che altri soprusi potessero essere perpetrati sulla loro pelle; questo rende in prospettiva difficile se non impossibile l’eventualità d’un cambiamento in direzione di quanto previsto dal ruolo di rappresentante politico e/o istituzionale, poiché, da furbacchioni quali sono,questi ultimi  hanno da tempo capito che stante l’attuale situazione, nulla li potrà rimuovere dai loro posti e potranno continuare a farsi i loro porci comodi. In questo hanno ragione, perché è risaputo che le guerre si vincono con gli eserciti, e noi italiani da tempo, non riusciamo a formare nemmeno uno squadrone, perché siamo individualisti, malpensanti e poco capaci nel realizzare che il gioco al massacro concretizzato  dalla nostra classe politica non possa continuare oltre.

La seconda affermazione che si può fare quindi ,è che siamo diventati un popolo incapace di ribellarsi alle iniquità, ai soprusi, alla tendenza sempre più diffusa di prenderci per quella parte del corpo dove probabilmente non avvertiamo più dolore ma sensazioni di piacere.

Potrei fare qualche altra considerazione ma probabilmente nel dilungarmi correrei il rischio di annoiare, pertanto concludo dicendo che la nostra società è una realtà che non ha i presupposti per far vivere decorosamente i propri cittadini per l’arroganza d’una classe dirigente che non ha gli attributi per intervenire dove dovrebbe; in tal modo, avremo sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi poiché questi ultimi continueranno a realizzare affari, anzi imbrogli , con i loro compari che hanno aiutato ad occupare i posti di potere;poiché ormai hanno buttato via le maschere, continueranno a rubare senza ritegno, consapevoli che le loro vittime, mormoreranno ma nulla di più riusciranno a fare.

E noi cittadini? Continueremo, nei bar e nelle piazze a dire che non se ne può più, che siamo messi male come non mai,  che nessuno pensa a risolvere i nostri problemi,ma alla fine, non riusciremo  ad andare oltre le esternazioni, legittimando la frase: ogni popolo ha il governo che si merita.

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