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Le sabbie mobili nelle quali sprofonda sempre più l'Italia - Quotidiano di Ragusa
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Le sabbie mobili nelle quali sprofonda sempre più l'Italia

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Le sabbie mobili nelle quali sprofonda sempre più l'Italia Le sabbie mobili nelle quali sprofonda sempre più l'Italia

Da un odierno comunicato di Bankitalia apprendiamo che il debito pubblico dell’Italia ha superato 2.100 miliardi a fine 2013, registrando un incremento di 115 miliardi nei primi 11 mesi dell’anno e riuscendo al contempo a perseguire un primato di cui possiamo andare fieri, ovvero siamo la Nazione che in Europa è al primo posto nel rapporto debito pubblico-Pil. Noi, che in fatto di primati siamo davvero bravi, in questo rapporto siamo al 127% del prodotto interno lordo; la Spagna, data fino a poco tempo fa per fallita, è all’86%, la Francia al 90%, il Portogallo, che ancora alcuni economisti danno ad un passo dal default, al 124% e la Germania vero motore trainante dell’economia europea è all’81% .

Fin qui i numeri che, comunque chi legge qualche giornale e chi ascolta qualche telegiornale, si aspettava, con un margine d’errore abbastanza limitato.

Perché siamo tutti degli economisti ? No, perché è palese che nulla ad oggi è stato concretamente fatto da parte del Governo per invertire una tendenza che può avvenire solo se s’interviene in maniera seria sugli sprechi che sono quelli di sempre, sui latrocini e connivenze di tipo clientelare come ai tempi della prima Repubblica, come dimostrano le notizie di questi giorni, relativamente ai comportamenti di qualche ministro, stante almeno alle intercettazioni ambientali.

Siamo invece fermi ai proclami del primo ministro, ottimista, che entro l’anno appena iniziato l’Italia comincerà ad alzare la testa e, date le logiche fin qui perseguite c’è solo da preoccuparsi perché al momento gli unici soggetti che pagano realmente la crisi sono i lavoratori, i pensionati, le imprese, con tasse alle quali  cambiano il nome ma aumentano le cifre. Vorrà tartassarci ancora?

Nessuna riforma ad oggi riguarda i costi della politica, nulla si profila all’orizzonte per togliere una delle due Camere, niente fa presagire che vogliano davvero intervenire dove è necessario per evitare che fra alcuni mesi  si faccia la fine della Grecia.

Fino a quando chi governa o pensa di farlo non si convince che il Paese va guidato con logiche imprenditoriali, ossia fare in modo che i costi gradualmente diventino inferiori alle entrate, l’ottimismo del signor Letta è pura presa in giro perché ci vorranno alcune generazioni per riuscire con le giuste terapie ad uscire dalle sabbie mobili nelle quali decenni di malgoverno ci hanno messi.

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