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La tragedia di Prato, colpa del fato o incapacità ad applicare le leggi?

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La tragedia di Prato, colpa del fato o incapacità ad applicare le leggi? La tragedia di Prato, colpa del fato o incapacità ad applicare le leggi?

Quanto è accaduto a Prato in questi giorni, mi rifiuto di catalogarlo come un evento derivante dalla crudeltà del destino. E’ qualcosa che prevalentemente dipende dall’incapacità di fare osservare le leggi a tutti e in mancanza adottare provvedimenti che possano scongiurare simili tragedie.

D’altronde questo nostro bellissimo paese non può più aspettarsi eventi positivi ma solo tragedie ;un paese che toglie risorse agli organi di controllo che  possono pertanto controllare solo a campione, che continua ad avere il non certo invidiabile primato della tassazione più alta in Europa sia per le imprese che per i lavoratori,uno stato i cui governanti pensano solo a mantenere le proprie mangiatoie piene per il soddisfacimento di privilegi ormai insopportabili, debbono sentire sulle proprie coscienze il peso di simili tragedie.

Nella sola città di Prato, gli ultimi dati ufficiali parlano d’una presenza di cinesi attorno alle 17.000 unità ma fonti attendibili elevano tale numero a circa 50.000 tenendo conto dei clandestini.

Una popolazione quasi pari agli abitanti di Modica che vivono in vere e proprie trappole, dove spesso mancano persino servizi sanitari degni di tale nome, dove si lavora 15 ore al giorno per una paga oraria di 2,5 euro e dove i datori di lavoro non sono controllati dagli uffici sanitari, da quelli del lavoro, piuttosto che dalle forze dell’ordine del settore tributario per accertare il regolare pagamento delle tasse e quant’altro.

Il nostro paese diventa sempre più il giardino delle contraddizioni; se un nostro connazionale viene sorpreso per il  mancato rilascio d’uno scontrino fiscale o per la mancata emissione d’una fattura è rovinato; questa gente intraprende avvalendosi di personale trattato al limite della schiavitù e noi, complice l’incapacità di chi è al potere, destra, sinistra, bocconiani, non siamo in condizione di trattarli con lo stesso rigore dei  nostri connazionali.

Queste sette persone arse vive debbono indurre alla riflessione di noi tutti non solo sotto il profilo umano ma anche sotto l’aspetto d’una prospettiva che non può ripetere quanto accade negli ultimi tempi.

L’Italia è sempre stato un paese ospitale e dovrà continuare ad esserlo, ma è insopportabile che gli italiani vengano trattati peggio dei clandestini.

In un paese in cui non esiste parità di trattamento per tutti i cittadini, prima o poi si arriva all’anarchia, ovvero l’abolizione dello stato, l’assenza di regole, insomma la legge della giungla, dove prevale la prepotenza, la forza e non la ragione e l’equilibrio che fanno d’un popolo una comunità civile.

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