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Gli strani modi di concepire l'amministrazione della “res publica”

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Gli strani modi di concepire l'amministrazione della “res publica” Gli strani modi di concepire l'amministrazione della “res publica”

“Io amministro, quindi decido”. Con queste parole il Sindaco di Modica Ignazio Abbate ha inteso replicare a quanti recentemente avevano criticato il suo modo di gestire il denaro pubblico e più precisamente l’accordo stipulato con la banda musicale per un triennio. Non entro nel merito della specifica questione perché ho sempre ritenuto che per giudicare qualcosa o qualcuno sia necessario disporre di sufficienti elementi di valutazione che allo stato non ho; mi voglio invece soffermare sulla sintetica frase, che potrebbe essere tradotta in termini pirandelliani “così è se vi pare ovvero qui comando io”, con cui il Sindaco ritiene di zittire i suoi avversari politici .

Ho scritto poco sull’attuale Sindaco di Modica perché dal giorno del suo insediamento a Palazzo San Domenico ad oggi, compatibilmente con le risorse di cui dispone, mi pare che si stia dando molto da fare per amministrare un ente locale che come tutti gli altri sono messi male se non già falliti, ma né il suo impegno, né il suo stakanovismo, né il fatto che ancora per un mese non percepisca il compenso d’amministratore, possono legittimarlo ad usare parole che appartengono ad una certa concezione di governare e grazie al cielo non più in vigore da qualche decennio. Certo, chi amministra deve avere un certo potere decisionale, perché il contrario immobilizza l’attività dell’ente, tuttavia un concetto di moderna democrazia privilegia la collegialità delle decisioni e non l’accentramento decisionale che si legittima a torto con la vittoria sugli avversari politici.

Nel breve comunicato emesso dal primo cittadino si legge anche che nessuna spiegazione deve all’opposizione consiliare ridotta al lumicino ma solo ai cittadini; ecco sarebbe opportuno che il signor Abbate ricordasse che molto probabilmente i gruppi di opposizione presenti in Consiglio sono minoranza per alcuni errori che gli elettori hanno punito non votandoli ma in ogni caso, rappresentano una parte di cittadini ai quali spetta per diritto una conoscenza dei fatti che avvengono nel Palazzo. Vale la pena ricordare altresì che un amministratore pubblico ancorchè eletto in maniera plebiscitaria, amministrando denaro pubblico e non proprio, ha il dovere di dare conto delle proprie decisioni assunte, e comunque, è anche una questione di stile politico  che purtroppo si fa sempre più fatica ad individuare nei politici ed amministratori dei nostri tempi.

Vuole il primo cittadino che certe forme d’arroganza lo posizionino alla prima occasione utile tra i gruppi di minoranza ? Nulla è per sempre e soprattutto sono i comportamenti improntati alla civile convivenza in ogni ambito che premiano. Un uso più consono delle parole al suo ruolo non sarebbe inopportuno.

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