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La società in cui viviamo può ancora definirsi civile?

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La società in cui viviamo può ancora definirsi civile? La società in cui viviamo può ancora definirsi civile?

L’uomo, si sa, è un animale abitudinario e lo è a tal punto che spesso usa delle parole senza accorgersi del loro utilizzo improprio. Chi di noi non è solito usare il termine civile riferendosi alla società in cui viviamo? Lo facciamo tutti o quasi, ma credo senza quell’attimo di riflessione che se ci fosse ci vieterebbe di usarlo, poiché molti elementi inducono a pensare che la società in cui viviamo è sempre meno civile. Negli ultimi sei/sette anni scarichiamo le responsabilità di tutto ciò che accade sulla crisi che certamente ha determinato grossi problemi a livello sociale ma è pur vero che anche prima della crisi economica c’erano segnali allarmanti che la civiltà nel nostro Paese presentava alcune contraddizioni. La solidarietà in Italia, se prescindiamo da alcune lodevoli opere gestite dalla Chiesa e da altre ancora più encomiabili poste in essere dal volontariato, non si è potuta mai dire eccellente perché la politica e le Istituzioni, fin quando hanno potuto, hanno sempre cercato di occuparsi d’altro, sicuramente più proficuo per loro ma indegno d’uno Stato che ama definirsi civile. Negli ultimi tempi, complice la crisi e l’inadeguatezza dei provvedimenti adottati per uscirne prima e meglio di quanto invece si sta verificando, si è superato quel livello di guardia che impone serie riflessioni. In Italia è scomparso il ceto medio e le schiere dei poveri si sono irrobustite di quei tanti cittadini che hanno perso il lavoro e quindi la certezza d’un reddito; di quei pensionati che dopo 40 anni di lavoro sono costretti a sopravvivere con 600/700 euro al mese, magari trovandosi a casa in affitto e con qualche figlio che non trovando lavoro vive ancora coi genitori e fa la fame assieme a loro ed è sempre più facile vedere persone che cercano qualcosa da poter recuperare tra i rifiuti dell’immondizia. Di contro, assistiamo a ruberie di tesorieri di partito, di politici e uomini delle Istituzioni che fanno a gara per chi riesce a rubare di più e magari riescono con qualche mese di carcere ed una restituzione del 20% del maltolto a riapparire sulla scena di questo teatro infame che consentirà loro di tornare a fare i ladri ed i rappresentanti di questo nostro popolo sempre più vigliacco e rassegnato. Una società che consente la perdita della dignità di chi non può più fare la spesa, dopo una vita di sacrifici ed onesto lavoro; una società che permette   la libera circolazione dei sopradescritti furfanti può definirsi civile ? Penso proprio di no ! E penso anche che tutti assieme, senza attendere ,come siamo soliti fare,che siano gli altri a risolvere il problema, ci si affretti a trovare delle soluzioni e pretendere da chi di dovere l’applicazione perché un Paese come il nostro non può e non deve rassegnarsi a certe vergogne. Si ridia dignità agli uomini e alle donne che hanno contribuito a fare grande questo Paese, prima che altri scellerati (leggasi politici ladri, incompetenti ed arroganti)lo conducessero al punto che tutti conosciamo. Giombattista Ballrò

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Quotidiano di Ragusa

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