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Quando l'arroganza, l'indecenza, la mistificazione, superano la soglia della comune comprensione

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Quando l'arroganza, l'indecenza, la mistificazione, superano la soglia della comune comprensione Quando l'arroganza, l'indecenza, la mistificazione, superano la soglia della comune comprensione

Neanche a ferragosto, quando solitamente si parla di vacanze, di affluenza nelle località di villeggiatura, delle percentuali di cittadini  che ancora riescono a permettersi qualche giorno di riposo, complice la sentenza della Cassazione che ha condannato un leader politico ad espiare la pena inflitta  o agli arresti domiciliari in una delle sue numerose ville sparse sul territorio nazionale o in affidamento ai servizi sociali in qualche struttura del Paese, si riesce a non parlare del politico più controverso della nostra storia repubblicana. Questo signore è il leader d’un partito che ancora oggi, malgrado gli annunciati cambiamenti del nome, si chiama popolo della libertà. Quale libertà? Chi ricorre a questo termine, dovrebbe avere ben chiara l’idea che tra l’altro libertà è un principio guida dell’azione morale d’ogni uomo e che vivere in libertà non può significare di pretendere leggi che valgano per gli altri e non per noi, che le sentenze vanno rispettate ancorchè non condivise e che quando si hanno ruoli di rappresentanza si debba dare l’esempio nel sottoporsi al giudizio di chi amministra la Giustizia. E mentre in fondo riesco a comprendere l’arrampicata sugli specchi di questo condannato di lusso, perchè in 19 anni di sua presenza nello scenario politico ha dato ampie prove della sua abilità a cambiare le carte in tavolo , mi viene più difficile da capire l’atteggiamento dei suoi promoters che continuano a parlarne come d’una vittima sacrificale d’una Giustizia ingiusta e a ritenersi legittimati a richiedere “agibilità “ politica per il loro capo. Ringraziati questi signori che mi hanno insegnato che agibilità, oltre a qualcosa che attiene alle strutture che necessitano d’un certificato che ne attesti l’idoneità abitativa, può anche riferirsi alla possibilità che un leader politico, a prescindere dalle condanne subite,possa continuare a svolgere attività politico-istituzionale come se non si trattasse d’un pregiudicato, sono schifato che queste menti eccelse che ci ritroviamo a rappresentarci possano pretendere delle leggi per il loro popolo, quello della libertà, ed altre che valgano per tutto il resto dei cittadini In un Paese, l’Italia, che fu culla del diritto, come si fa non capire che un condannato non debba più svolgere attività politica e per la sua stessa credibilità oltre che per quella dello Stato in cui vive debba decidere da solo il ritiro dalla scena pubblica piuttosto che ricorrere ad ogni tentativo per rimanervi ? In altri Paesi, suoi omologhi hanno rassegnato le dimissioni solo alla scoperta di piccoli illeciti senza attendere il verdetto della Giustizia, da noi si pensa all’impossibile pur di rimanere in scena, con quotidiani ricatti politici ove gli altri facessero il giusto, ovvero votassero la decadenza dal Senato di questo politico a tutti i costi. Si è superato il limite della decenza, non si rendono conto che anche l’arroganza debba porsi dei limiti. Spero che a questo possa seguire la giusta analisi degli italiani, che per fortuna non sono tutti del popolo della libertà.

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