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“Alla ricerca del tempo perduto”:per una proposta rigeneratrice della società e della politica

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“Alla ricerca del tempo perduto”:per una proposta rigeneratrice della società e della politica “Alla ricerca del tempo perduto”:per una proposta rigeneratrice della società e della politica

Dal rapporto SVIMEZ sull’economia diffuso ieri a Roma, ci rendiamo conto del disagio e della situazione in cui  versa i Mezzogiorno d’Italia. E’ grave, in questo momento critico e unico nella storia che i partiti infervorati nella loro crisi neanche leggano simili dati e ne traggano le conseguenze, interessati a riemergere dalla loro perenne crisi. Ci riferiamo all’Udc come al Pd, al Pdl come agli altri. Questi sono i veri contenuti di un programma-progetto per il sud, giovani come donne, disoccupazione come produzione, crescita come industria,politica per il Meridione, in breve, che non siano sterili Agende . Qui sta il male: la politica è troppo impegnata in sterili polemiche che non determinano cambiamenti sostanziali, senza volersi addentrare nel lavoro del governo, occupato a fattori marginali  Questo quadro tratto da Blog Sicilia, che riportiamo, ci dà una visione della situazione e invitiamo i lettori, che anche se sono distratti dal mare e dal solleone, a leggere con attenzione l’analisi e il commento e non superficialmente, cercando di incidere con i loro interventi diretti e propositivi  nelle costituzioni di Partiti popolari in nascita, di nuovi soggetti politici dalla destra alla sinistra “Un Mezzogiorno sempre più spopolato, da cui entro il 2065 spariranno due milioni di under 44, tra denatalità, disoccupazione e nuove emigrazioni. Una terra a rischio desertificazione industriale, dove crollano consumi e investimenti, risale la disoccupazione ufficiale, ma dove in cinque anni le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350 mila nuclei. E’ l’impietosa fotografia del Meridione d’Italia fornita dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2013 diffuse ieri a Roma. I segnali per il futuro non sono certo incoraggianti. Si inizia dalla contrazione economica: se nel 2012 il Pil italiano è sceso a complessivamente a -2,4%, a livello di ripartizione è sceso nel Mezzogiorno del 3,2%, registrando segno negativo per il quinto anno consecutivo. Nel Sud sembra inarrestabile il crollo dei consumi, che si sono ridotti nel 2012 del 4,8%, a fronte del -3,8% delle regioni del Centro-Nord. Dal 2008 al 2012 la caduta cumulata dei consumi delle famiglie ha superato nel Mezzogiorno i nove punti percentuali (-9,3%), risultando di oltre due volte e mezzo maggiore di quella registrata nel resto del Paese (-3,5%). In ginocchio tutti i settori produttivi, a partire dall’industria in senso stretto, seguita da edilizia, agricoltura e servizi. Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa, trasformando così la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente. Si torna a cercare lavoro: risale la disoccupazione “ufficiale”– Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2012 registra una caduta dell’occupazione del -4,6%, a fronte del -1,2% del Centro-Nord. Delle 506 mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 301 mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. La Campania perde 93 mila posti di lavoro, la Sicilia 85 mila, la Puglia 49 mila. In un anno i disoccupati ufficiali al Sud sono cresciuti di oltre 200mila unità, salendo da 978mila a oltre 1 milione 281mila, mentre i disoccupati “impliciti” sono passati da 1 milione 73mila a 1 milione 60mila. Il tasso di disoccupazione ufficiale rileva però una realtà in parte alterata. La zona grigia del mercato del lavoro continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l’indagine. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo nel Centro-Nord sfiorerebbe la soglia del 12% e al Sud più che raddoppierebbe, passando nel 2012 al 28,4%. In Italia tra il 2008 e il 2012 sono andati persi 1.321,1 mila posti di lavoro fra gli under 34, di cui 389mila nel Sud. Nel primo trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione giovanile tra 15 e 24 anni si è attestato al 51,9% nel Mezzogiorno e al 36,3% al Centro-Nord. E poi ci sono i giovani Neet (Not in education, employment or training) che nel 2012 hanno raggiunto 3 milioni 327 mila con un aumento rispetto al 2007 di circa 540 mila unità. Di questi, quasi 2 milioni sono donne (58% circa) ed 1 milione 850 mila si trovano al Sud. Curiosamente, crescono di più al Centro-Nord: +38,7%, contro poco più del 7%. Sembra che, con la crisi economica, il fenomeno dei Neet si stia estendendo da Sud al resto del Paese. Non è esagerato oggi parlare di vera e propria segregazione occupazionale delle donne, che nel Mezzogiorno scontano una precarietà lavorativa maggiore sia nel confronto con i maschi del Sud sia con le donne del resto del Paese. Su 1 milione 850mila inattivi meridionali, 1 milione e 32mila sono donne, praticamente 2 su 3. Il deterioramento qualitativo dell’occupazione femminile è al Sud una realtà purtroppo consolidata: una donna occupata ogni cinque ha un contratto a termine non per sua scelta, legato all’occasionalità e stagionalità del lavoro. Non a caso negli ultimi cinque anni, dal 2008 al 2013, al Sud calano le occupate qualificate e tecniche (-11,6%) mentre crescono del 26% le donne non qualificate. Sempre più spesso dal Sud si va via. In dieci anni, dal 2001 al 2011 sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord 1.313 mila persone, di cui 172 mila laureati. Nel solo 2008, prima della crisi economica, il Sud ha perso oltre 122 mila residenti a vantaggio del Centro-Nord, a fronte di un rientro di circa 60 mila persone: una perdita di popolazione tripla rispetto a quella degli anni ottanta. Emigrano sempre più i laureati: nel 2000 i laureati meridionali migranti erano il 10,7% del totale di quanti si trasferivano al Centro-Nord, dieci anni dopo, nel 2011, sono più che raddoppiati, salendo al 25%. In più, nel periodo in esame, sono emigrati all’estero 180 mila meridionali, di cui 20 mila laureati. In risalita anche i pendolari di lungo raggio, che lavorano al Centro-Nord pur mantenendo la residenza al Sud. Nel 2011 i pendolari Sud-Nord, dopo la forte flessione nel 2009-2010, in cui erano scesi a 130 mila all’anni, sono risaliti a 140 mila e nel 2012 hanno superato quota 155 mila. L’Italia sta complessivamente cambiando geografia, per effetto del calo delle nascite, i minori rientri in età fertile, gli spostamenti delle componenti più dinamiche, giovani e qualificate verso il Nord. Dal 2012 al 2065 è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro-Nord. In altri termini, la popolazione del Mezzogiorno sul totale nazionale crollerà dall’attuale 34% al 27,3%, da circa un terzo a circa un quarto. Di questi, il 53%, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni: ciò significa che in assenza di misure specifiche rivolte all’incremento demografico il Mezzogiorno dei prossimi decenni sarà fortemente decimato nella sua componente più vitale, prolifica e produttiva. Tra il 2007 ed il 2012 al Sud le famiglie povere sono cresciute del 30%, pari a 350 mila nuovi nuclei. Guardando al reddito, il 14,1% delle famiglie meridionali e il 5,1% di quelle del Centro-Nord ha meno di mille euro al mese (12.000 euro annui). In particolare, hanno entrate inferiori a mille euro al mese il 12,8% delle famiglie calabresi; il 14,9% di quelle campane, il 16,7% di quelle lucane e il 19,7% delle siciliane”. Rosanna Bocchieri

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