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Il perdurare della crisi diviene sempre più strumento per porre in discussione diritti acquisiti

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Il perdurare della crisi diviene sempre più strumento per porre in discussione diritti acquisiti Il perdurare della crisi diviene sempre più strumento per porre in discussione diritti acquisiti

Se una decina di anni fa avessi incontrato qualcuno che mi avesse profetizzato una crisi senza precedenti nell’era post bellica  e che questa avrebbe posto in discussione i diritti di chi lavora, conquistati dai loro padri e talvolta con spargimento di sangue, avrei reagito dicendo che certi incontri altro non sono che gli effetti della legge 180 o legge Basaglia che alla fine degli anni 70 ha chiuso i manicomi ed alcune persone  sono in circolazione prive di cure e libere di affermare idiozie. Avrei reagito bene o mi sarei reso protagonista d’una colossale gaffe ? Avrei risposto secondo i limiti che caratterizzano il genere umano, peraltro, nessun illuminato dell’alta finanza, nessuno tra le menti più eccelse degli economisti di chiarissima fama internazionale, aveva previsto che la finanza creativa avrebbe segnato i suoi autogol con conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti sia nel vecchio continente che altrove. Mi piacerebbe, per inciso, che qualcuno mi spiegasse perché certa finanza è stata chiamata creativa e non finanza degli imbroglioni, posto che stiamo parlando di qualcosa che non esiste e che prima o poi , inevitabilmente, non avrebbe retto agli urti dell’economia reale. Ma oggi, gran parte degli Stati vive situazioni di crisi profonde solo per colpa della finanza creativa ? Penso da uomo della strada che sarebbe assolutorio dare una spiegazione di questo genere; credo invece che assieme a questo elemento scatenante, le cause da ricercare siano nell’aver vissuto per decenni al di sopra delle proprie reali possibilità; nell’aver creduto che il benessere al quale si era pervenuti, non potesse più essere posto in discussione da nulla e da nessuno, dall’errato convincimento che anche ai problemi più difficili, si riesca sempre a trovare una soluzione. Siamo al settimo anno d’una crisi che vede alcuni Paesi più affannati di altri , a seconda che abbiano vissuto da cicale o da formiche e tra quelli che registrano maggiori difficoltà come l’Italia,  per non parlare della Grecia che sta già scontando la sua pena massima, comincia a farsi strada l’idea che questa crisi possa rappresentare elemento di contrattazione anche per ciò che contrattabile non può essere. Certo, oltre alle famiglie, a pagare gli effetti nefasti della crisi sono le imprese che ogni giorno debbono sperare nel miracolo per evitare la chiusura; duole però constatare che si stanno innescando meccanismi di autentica guerra tra i poveri. Accade infatti che alcuni imprenditori, anche nella nostra Provincia, sconvolti  dall’incubo del fallimento, ove non riuscissero a contenere i costi, contrattano al ribasso con i loro dipendenti lo stipendio fin qui riconosciuto, il godimento delle ferie piuttosto che le mensilità aggiuntive, nonchè altri diritti riconosciuti da 50 anni. Siamo nel bel mezzo d’una fase di oscurantismo sociale ? Se dovessimo continuare per la strada appena intrapresa, si.  Mi auguro che venga presto abbandonato tale percorso per la presa di coscienza culturale che la sopravvivenza delle imprese non possa essere giocata sulla pelle di chi lavora. Si combatta invece una fiscalità iniqua che non aiuta la crescita imprenditoriale; si reclamino provvedimenti volti ad alleggerire il costo delle collaborazioni aziendali ad ogni livello e si eviti ad ogni costo di tentare la propria sopravvivenza sulla possibile morte di chi invece può contribuire a rimettere l’imprenditoria in carreggiata. Non è affatto vero che in guerra ogni mezzo è lecito pur di garantire la propria sopravvivenza, e in ogni caso, se stiamo combattendo una guerra, la responsabilità non è certo di coloro sui quali qualcuno vorrebbe scatenare l’inferno. Anche nei momenti più difficili è possibile mostrare il proprio livello culturale e di civiltà. Giombattista Ballarò

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Quotidiano di Ragusa

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