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Rigenerare una città

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Le donne sono portatrici,in genere , di un nuovo modo di fare politica, diciamo con la “P” maiuscola, la politica non dei  tatticismi, ma quella dei contenuti, della cultura, del sociale ,del sud, della partecipazione, della condivisione, per “favorire il dialogo e l’impegno comune, di partire dal più debole, di contribuire a ritrovare un nuovo clima di civiltà e serenità”. Questo tipo di politica è poco recepita dal’elettorato, lo abbiamo visto alle Amministrative di Ragusa, di Catania e altrove, dove è prevalso un’abitudine dell’elettore alla vecchia politica. Vecchio e nuovo si scontrano nelle riunioni dei partiti e dei Movimenti per decidere chi appoggiare alle Amministrative per il ballottaggio, ad esempio. E noi del Movimento Rigenerare la Democrazia, che ci incontreremo in Assemblea del Centro Sud a Ragusa il 29 giugno, all’Hotel Montreal, dalle 9 alle 13, siamo portatori di questo modo di fare politica, secondo le regole della democrazia,però, come emerge dall’articolo di Andrea Tomasi, prof. Dell’Università di Pisa, fondatore anche lui del Movimento, ad Ariccia ,il 2 giugno, “Rigenerare la democrazia”, apparso qualche giorno fa su Ragusa Oggi, della partecipazione ,della condivisione. Insomma,ci poniamo come protagonisti della vita politica, della “civicrazia”, “potere ai territori”, in questo senso il Bene Comune di una città è prioritario a qualsiasi concezione di territorio come fetta di una torta da spartire, ma da valorizzare con i fatti, con le manifestazioni di qualità, che possano migliorare la qualità di vita delle persone, che ravvivino il centro storico di Ragusa, nello specifico, di reti culturali, che la vedono protagonista di un percorso culturale e civile, che la facciano uscire da un isolamento tipicamente geografico, sud-est della Sicilia. L’aeroporto di Comiso diventerà importantissimo in questa ottica. Non ne possiamo più di un’assenza di politica culturale sul territorio, di un’assenza di scambi, di una cultura concepita in modo restrittivo ,che si pone come un riempitivo, e non come sostanziale per una crescita civile, o si pone come alta cultura che arriva solo ai pochi eletti. Una politica culturale deve fondarsi sullo scambio, sulle reti culturali, messo in atto da Compagnie, da operatori culturali e uomini di cultura fra difficoltà e incomprensioni con le istituzioni, dal basso insomma e non dall’alto, di chi magari non sa come fare cultura, se vogliamo usare “alto” e “basso”, come chi detiene il potere e chi fa cultura. Sarebbe bene che la nuova Amministrazione mettesse in atto tavole operative con chi fa cultura sul territorio, al di là degli appoggi elettorali. Una città si amministra nell’ottica del Bene Comune e quindi della collettività per una “Ragusa diversa”.

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