Economia

Caso Corfilac, cresce polemica contro Università di Catania

La nota dei candidati a sindaco MIgliore e Calabrese

Si infiamma la polemica intorno al futuro del Corfilac ed è una generale levata di scudi contro l’Università di Catania, rea di aver rivendicato, con una nota del Magnifico Rettore, la presidenza del Consorzio, che invece era andata al dott. Giorgio Carpenzano, direttore dell’Ispettorato agrario di Ragusa, in rappresentanza della Regione Siciliana, provocando pertanto le dimissioni dei componenti del comitato consortile.

Una questione molto controversa in quanto la normativa vigente prevede per tali enti la presidenza su designizione regionale, mentre lo statuto del Consorzio per la Ricerca Lattiera Casearia individuava per la massima carica consortile che la nomina fosse effettuata dall’ateneo catanese. Sulla vicenda intervengono immediatamente due candidati sindaci, Sonia Migliore e Peppe Calabrese per dire la loro. La Migliore ritene che “per colpa dell’Ateneo catanese il Corfilac è nuovamente in pericolo e con esso i suoi dipendenti.

L’assessore Edy Bandiera intervenga immediatamente. I componenti del comitato consortile hanno rassegnato le dimissioni in seguito alla nota del Magnifico Rettore dell’Università di Catania con la quale l’Ateneo rivendica la presidenza del Consorzio. Tutto ciò nonostante la sottoscrizione di un accordo tra i soci con il quale si definiva la riduzione dei membri del comitato da otto a cinque e che la costituzione dell'organo di amministrazione si dovesse effettuare “nel rispetto della normativa vigente e non delle vigenti norme statutarie del Consorzio”, quindi totalmente in deroga allo statuto anche per quanto riguarda l’elezione del presidente che invece, secondo la legge, spetta alla Regione. L’organo, si legge nell’accordo, entro 60 giorni avrebbe dovuto provvedere a sottoporre ai soci la bozza di un nuovo statuto.

Tuttavia, il desiderio di mantenere la presidenza di un ente prestigioso come il Corfilac ha indotto l’Università di Catania a pretendere l’applicazione dello statuto che i soci s’erano impegnati a derogare e che non è adeguata alle normative vigenti”. Durissima anche la conclusione di Sonia Migliore “insomma, l’Ateneo s’è rimangiato la parola data mettendo in pericolo il Consorzio di Ricerca Filiera Lattiero-Casearia e i suoi lavoratori. Adesso, senza organo d’amministrazione, non si potrà rinnovare la convenzione di tesoreria, che scadrà il 2 aprile, e non si potrà procedere ad alcuni adempimenti tra cui il pagamento degli stipendi, attesi da quattro mesi. Non si comprende per quale ragione l’Ateneo si ostini a rifiutare di applicare un accordo che pure aveva sottoscritto se non per mantenere posizioni di potere.

Ci chiediamo, però, che senso ha esprimere la presidenza di un ente che così è destinato alla morte. A meno che da Catania non si voglia deliberatamente danneggiare il territorio ragusano, ma francamente ci rifiutiamo di crederlo”. Ed infine la portavoce del laboratorio 2.0 e candidata sindaco lancia un appello “all’Assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera chiedo di intervenire prontamente per risolvere una situazione che, evidentemente, si sta consumando ignorando gli accordi presi e mettendo a repentaglio la funzionalità del Consorzio e creando grande preoccupazione tra i suoi lavoratori”. Non meno dura la presa di posizione dell’altro candidato sindaco, quello del Pd, ovvero Peppe Calabrese. Il quale premette “da due mesi il Corfilac ha gli organi di governo scaduti. Il braccio di ferro tra la Regione e l’Università per decidere chi debba essere il presidente del Corfilac, un rappresentante dell’Università, come dice lo statuto, o un rappresentante della Regione, come dice la legge, essendo il Corfilac un ente vigilato e finanziato dalla Regione, sta determinando un pesantissimo danno all’ente e ai dipendenti che non percepiscono lo stipendio da mesi (nessuno può firmare i mandati di pagamento), agli allevatori produttori di formaggio Ragusano Dop, essendo sospesa l’attività di certificazione e marchiatura Dop, al territorio ibleo nella sua interezza”.

Calabrese a seguire si lancia in una veemente filippica contro l’Unict e si chiede “cosa vuole l’Università? Probabilmente rieleggere presidente il prof. Barbagallo che in cinque anni da presidente del Corfilac è sconosciuto al mondo zootecnico ibleo, che nessun allevatore ha mai visto nella propria azienda, che non è mai intervenuto in un pubblico dibattito sulla crisi della zootecnia iblea. Chi è questo sconosciuto nel mondo dei produttori di latte e formaggi ragusani? Lo statuto prevede che il presidente doveva essere un esperto del settore zootecnico. E il prof. Barbagallo non lo è e non lo era quando è stato eletto presidente. Bisognerebbe chiedersi: perché l’Università vuole il prof. Barbagallo? Dovremmo chiederlo al rettore: perché insiste a volere che il presidente di un centro di ricerca della filiera lattiero-casearia a Ragusa debba essere un ingegnere di Acireale senza alcuna competenza nella materia? Non capiamo perché Ragusa, i ragusani, gli allevatori iblei debbano sottostare, a quanto pare, ai capricci dell’Università di Catania.

Tutti i ragusani ricordano lo scippo che l’Università ha attuato con la chiusura della facoltà di Agraria che aveva creato decine di posti di professori proprio per la facoltà di Ragusa (e nessun ragusano) lasciando ai ragusani solo i posti di bidello”. Toltosi questo bel rospo dalla gola, Peppe Calabrese si avvia alla conclusione “se l’Università di Catania pensa di utilizzare il Corfilac solo per dare contentini di presidenze ai suoi professori, e non esperti di zootecnia, allora è meglio che esca definitivamente dal Corfilac. Soldi non ne mette, expertise non ne mette, collaborazioni e progetti con il Corfilac non ne ha fatti: perché, allora, l’Università di Catania pretende la presidenza del Corfilac?

E in ogni caso queste macchinazioni a noi interessano ben poco nel momento in cui viene messo in discussione il futuro dei dipendenti dell’ente oltre che il rilancio dello stesso. Bisogna puntare chiaro e tondo sulla possibilità di ridare una nuova prospettiva futura a un centro che ha un senso sempre più evidente per la crescita del settore zootecnico del nostro territorio”. Ed infine la conclusione vera e propria “da candidato sindaco, e quindi da socio in caso di mia elezione, mi impegnerò affinché questa struttura possa ripartire nella maniera migliore a tutela di utenze e maestranze”. (da.di.)