Economia

Ragusa, costruttori iblei chiedono impegno infrastrutture

Iniziativa congiunta di Ance Sicilia e Ragusa

Come avevano già fatto in occasione delle elezioni regionali dello scorso autunno ai candidati governatori siciliani, anche in occasione delle imminenti politiche, i costruttori iblei chiedono agli schieramenti di conoscere quale posizione assumeranno a proposito delle infrastrutture.

Nella nota a firma del presidente Ance Ragusa (associazione costruttori edili), Sebastiano Caggia, si va subito al sodo chiedendo “noi, come del resto i cittadini, non ne possiamo più e vogliamo che quanti si stanno candidando assumano impegni precisi e su tali impegni li incalzeremo giorno per giorno. Vorremo sapere, quindi, cosa intendano fare per: i lavori dell’autostrada Rosolini-Modica (attualmente la più grande opera pubblica di competenza della Regione); il project financing della Ragusa-Catania (ad oggi l’investimento privato più rilevante nell’Isola in una infrastruttura pubblica); l’elettrificazione della rete ferroviaria del nodo di Ragusa (i cui tempi di percorrenza sono maggiori rispetto a quelli di 20 anni fa); il rilancio dell’Aeroporto di Comiso (per arrivare al 2020 si hanno bisogno di 7,5 milioni); il potenziamento del Porto di Pozzallo (scarsamente utilizzato a fini turistici e crocieristici)”.

Insomma, cinque punti su cui certamente si gioca il futuro del territorio ragusana, a maggior ragione di quanto ultimamente sta accadendo. E infatti nella nota, Caggia stila la lista delle negatività “la Siracusa-Gela, che sarebbe stata realizzata entro il 1973 ad un costo di 66 miliardi di lire, si ferma a Rosolini (…e per arrivare a Gela occorrerebbe, oggi, oltre un miliardo!); il progetto della Ragusa-Catania, che affonda le sue origini nel 1999 con il primo stanziamento di 10 miliardi di lire, è beffardamente bloccato sulla linea MIT-MISE-CIPE (…oneri a carico dello Stato per 450 milioni); la ferrovia Ragusa-Siracusa o la Ragusa-Xirbi (direzione Palermo) è a binario unico non elettrificato dal 1886 (…e tale resterà!); l’aeroporto di Comiso, costato 47 milioni, non decolla (…e l’INTERSAC va in liquidazione!); il Porto di Pozzallo è rimasto un incompiuta (…primi finanziamenti nel 1955!)… nel resto d’Italia tra il 1958 ed il 1962 si metteva in esercizio l’Autostrada Milano-Roma, tra il 1993 ed il 2008 si completava l’alta velocità ferroviaria Milano-Roma e tra il 1994 ed il 2005 si potè viaggiare, sempre ad alta velocità, tra Roma-Napoli!”.

Infine l’ultima considerazione di Ance Ragusa “a nostro avviso la questione è meramente politica e, anche, di peso (irrilevante?) dei nostri rappresentanti nelle Istituzioni. Epperò, nonostante l’evidenza, prima solamente accennata, ad ogni appuntamento elettorale la questione delle infrastrutture ritorna in prima pagina e fanno a gara per addebitare l’un l’altro le responsabilità di un fallimento che mortifica l’economia, i cittadini e i territori del nostro laborioso Sud-Est”. Ma l’iniziativa locale lanciata da Ance Ragusa trova sponda nella contestuale presa di posizione di Ance Sicilia, guidata dal ragusano Santo Cutrone. Il quale giusta per merttere i puntini sulle “i” esordisce “se il Sud è al centro dell’agenda politica, perchè Roma si riprende i fondi stanziati per la Sicilia? Il governo regionale protesti con noi nei confronti di Palazzo Chigi altrimenti andremo noi da soli a Roma e ci incateneremo.

Nessuno pensi di potere imbrogliare i siciliani a piacimento. Se ne accorgeranno la sera del 4 marzo”. E Cutrone allarga all’intera Sicilia il quadro disastroso tracciato da Caggia per la provincia di Ragusa “a parte la paradossale vicenda del Ponte sullo Stretto e per non parlare della mancata realizzazione delle opere di depurazione e fognarie per 750 milioni e dei 750 milioni del Patto per la Sicilia e del Po Fesr 2014-2020 per il rischio idrogeologico, c’è un fiume di denaro bloccato senza un perché: la Agrigento-Palermo col nuovo viadotto Scorciavacche ancora crollato; la promessa da marinai dell’Alta velocità al Sud; la ferrovia Trapani-Palermo chiusa da due anni; il piano Anas di manutenzione straordinaria per 875 milioni rimasto sulla carta; la frana di Letojanni che chiude una corsia della Catania-Messina; la mai completata Agrigento-Caltanissetta col collegamento alla Palermo-Catania; i fondi della Nord-Sud che sembrano come i carri armati di Mussolini mentre metà della Sicilia resta isolata dal resto del mondo; anche i fondi per la Trapani-Mazara del Vallo vanno e vengono come in una commedia di Goldoni”.

E infine Santo Cutrone conclude “insomma forse il governo e la classe politica pensano di potere ancora imbrogliare e tradire i siciliani a piacimento. Abbiano ben chiaro che non è così e che, se non pongono immediatamente rimedio, se ne accorgeranno la sera del 4 marzo”. (da.di.)