Lavoro

Senza stipendio si suicida, e la politica che fa?

Duro post di un collega del Consorzio di Bonifica

Dietro un numero di matricola c'è un lavoratore, un uomo con il suo bagaglio di affetti, di emozioni, di dignità che troppo spesso viene calpestata, da una politica indifferente che diventa padrona della nostra vita.

Questo è uno dei tantissimi commenti al post pubblicato su Facebook da un lavoratore sulla morte, lo scorso fine settimana, di un dipendente a tempo indeterminato del Consorzio di Bonifica di Ragusa. L'uomo, 63 anni, si sarebbe tolto la vita al culmine di un periodo di incertezze e difficoltà economiche determinate dal mancato pagamento dello stipendio. Una famiglia è stata privata della colonna portante, sia per l'affetto che per le risorse economiche necessarie al sostentamento, scrive Ernesto Abate, collega del Consorzio di Bonifica di Catania.

Risorse che sembrano essere state motivo del gesto disperato, al culmine dell'ennesimo giorno senza risposte né certezze. Una condizione che negli ultimi anni è stata sempre più gravosa e che ha indotto una semplice famiglia di umili operai a non poter più contare sullo stipendio, visto che è dallo scorso mese di agosto 2017 che non si sono più percepite le spettanze. Una condizione insostenibile per circa 500 dipendenti che orbitano in larga scala nel vasto territorio di Ragusa, in cui l'agricoltura è l'asse portante economico della provincia, con le sue eccellenze.

Ma di eccellenze non vive il Consorzio di Bonifica di Ragusa, che da tre giorni porta il marchio a fuoco della disperazione umana dopo questa tragica notizia. L'autore del post lancia un monito al neo Assessore all'Agricoltura Edy Bandiera, al quale rivolge parole dettate dal cuore e dalla necessità di tornare a rappresentare i valori umani, visto che dietro ad un numero di matricola c'è un lavoratore e alle spalle sue c'è una famiglia, composta da moglie e figli. Un sogno che non può essere distrutto da continue umiliazioni, nessun essere umano merita di fare una simile fine.

Abate chiude con un interrogativo: quanta gente dovrà morire ancora a causa delle lungaggini burocratiche, e quante altre dovranno subire questo strazio, per la distanza che si è creata tra istituzioni e società? (Foto web)