Politica

Ragusa, Cub e gruppo anarchico: cancellare via Almirante

Via ragusana intitolata a Giorgio Almirante

Hanno scelto di ricordare l’infame anniversario della promulgazione delle leggi razziali italiane del 1938 chiedendo la cancellazione del toponimo della via ragusana intitolata a Giorgio Almirante.

Loro sono il Gruppo anarchico di Ragusa, la Confederazione Unitaria di Base - CUB, il Comitato di Base NO MUOS di Ragusa, l’Associazione Culturale Sicilia Punto L e l’Associazione Culturale Lebowski che intendono proporre un atto concreto che dia significato, anche nel comune capoluogo, al ricordo non solo retorico e di facciata dell’80° anniversario delle leggi contro gli ebrei volute da Mussolini in ossequio allo sciagurato alleato hitleriano. Affermano i promotori della richiesta “occorre rimediare a un torto che la precedente amministrazione comunale ha fatto a tutte le vittime del razzismo e del fascismo, dedicando una via della città a Giorgio Almirante, segretario del Movimento Sociale Italiano, per giunta definito “statista”, in realtà personaggio totalmente implicato nelle dinamiche razziste e fasciste che provocarono sacrifici, discriminazioni, deportazioni e morte fra la comunità ebraica italiana”.

E per chi avesse la memoria corta, anarchici e attivisti Cub e No Muos ricordano che “Almirante, tra l'altro, fu redattore capo della rivista “La difesa della razza”, pubblicata dal 5 agosto del 1938 al 20 giugno 1943; ne assunse, infatti, l’incarico di segretario di redazione, sin dal secondo numero, il 20/8/1938”. A completare la lista dei motivi per cui si chiede la cancellazione dalla toponomastica cittadina di Via Almirante, Cub e compagni aggiungono “di più: il 17 maggio del 1944 Almirante, in qualità di capo gabinetto del ministro della Repubblica di Salò Mezzasoma, firmò un famoso bando in cui prometteva fucilazione alla schiena a tutti quei partigiani (definiti “sbandati”) che non si sarebbero presentati ai posti di polizia e militari italiani e tedeschi”. Segue quindi un accenno anche al “ruolo dei movimenti fascisti nell’Italia del dopoguerra e nella strategia della tensione che insanguinò l’Italia negli anni ’60-’70 e ’80.

Crediamo vi siano abbastanza argomenti perché si provveda in tempi brevi a rinominare via Giorgio Almirante, dedicandola, magari, a una vittima delle leggi razziali fasciste”. Infine, il Gruppo anarchico di Ragusa, la Confederazione Unitaria di Base - CUB, il Comitato di Base NO MUOS di Ragusa, l’Associazione Culturale Sicilia Punto L e l’Associazione Culturale Lebowski “invitano associazioni, movimenti e singoli ad aderire a questo appello”, riportando anche come esempio delle posizioni di Almirante un suo scritto “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza.

Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti - scriveva ancora Almirante - finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali.

Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue», (La Difesa della razza - 5 maggio 1942). (daniele distefano)