Ingv

Faglia del Belice attiva: provoco' terremoto di magnitudo 6.4

Nel 1968

C’è ancora una faglia attiva nel Belice. Lo sostengono alcuni esperti che da tempo osservano i movimenti di piccole fratture, sollevamenti e altre anomalie che si sono verificate lungo una linea che da Castelvetrano tocca Capo Granitola e si allunga fino a mare.

A confermare la tesi degli esperti sono le immagini satellitari e l'analisi dei dati geodetici. A muoversi è la stessa frattura che distrusse l'antica Selinunte e nel 1968 provocò il devastante terremoto di cui ricorre il cinquantesimo anniversario. Di questo sono certi i ricercatori dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) di Catania e delle università di Palermo, Catania e Napoli che da alcuni anni indagano sui fenomeni tellurici nella Valle. La ricerca fa parte del progetto "Tettonica della Sicilia sudoccidentale", coordinato da Mario Mattia. Il terremoto del Belice del 1968 fu un violento evento sismico, di magnitudo momento 6,4, che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area della Sicilia occidentale, la Valle del Belice, compresa tra la province di Trapani, Agrigento e Palermo.

La prima forte scossa si avvertì alle ore 13:28 locali del 14 gennaio, con gravi danni a Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale; una seconda alle 14:15. Nelle stesse località ci fu un'altra scossa molto forte, che fu sentita fino a Palermo, Trapani e Sciacca. Due ore e mezza più tardi, alle 16:48, ci fu una terza scossa, che causò danni gravi a Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita di Belice e Santa Ninfa. Nella notte, alle ore 2:33 del 15 gennaio, una scossa molto violenta causò gravissimi danni e si sentì fino a Pantelleria. Ma la scossa più forte si verificò poco dopo, alle ore 3:01, che causò gli effetti più gravi.

A questa se ne avvertirono altre, per complessive 16 scosse. Le vittime accertate ufficialmente variano: secondo alcune fonti furono complessivamente 231 e i feriti oltre 600, pochi rispetto ai danni perché molti abitanti avevano trascorso la notte all'aperto; secondo altre le vittime furono 296. Altri scrivono addirittura di 370 morti, circa 1000 feriti e 70.000 sfollati circa. I pochi muri ancora rimasti in piedi crollarono completamente in seguito alla fortissima scossa avvenuta il 25 gennaio, alle ore 10:56. Dopo questa ultima scossa le autorità proibirono anche l'ingresso nelle rovine dei paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta. Furono registrate strumentalmente 345 scosse. Nel periodo 14 gennaio primo settembre 1968 le scosse di magnitudo pari o superiore a 3 furono 81.