Mostra

Le amanti di Bellini, Rossini e Verdi a Ragusa

Al teatro Donnafugata

Affetti, amicizie, amori. Presunti, reali. Leciti e illeciti. E quando la cosa riguarda personaggi decisamente in vista, come i compositori italiani Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi, basta sussurrare qualche parola, mettere in giro qualche storiella, raccontare qualche episodio, per rendere certo quel che è solo sommessamente vociferato.

Insomma “La calunnia è un venticello”, ieri come oggi, come forse sarà anche domani. Ed è questo il titolo della straordinaria mostra che si è inaugurata al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla e che precede l’eccezionale messa in scena de “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini, prodotto insieme all’Accademia Teatro alla Scala di Milano diretta da Luisa Vinci e in programma da domani, mercoledì 22 novembre a venerdì 24. Nelle tre sale dei foyer del teatro, con gli allestimenti ideati dagli architetti Giuseppe Iacono e Andrea Nunzio Zago, il racconto delle “amanti” dei tre compositori attraverso abiti e oggetti provenienti da tre grandi teatri italiani (il Massimo di Palermo, il Massimo Bellini di Catania e Accademia Teatro La Scala di Milano) ma anche pezzi rarissimi appartenuti ad alcune di queste donne o agli stessi musicisti, esaltati nelle loro peculiarità grazie ai contenuti multimediali arricchiti dalla realtà aumentata con cui si entra in contatto indossando gli speciali occhialini ArtGlass 3D, frutto della collaborazione con l’azienda leader del settore ArtGlass.

La chicca più importante della mostra è sicuramente una pagina originale dello spartito di “Montecchi e Capuleti”, nella prima stesura dell’autore catanese, passata alla storia come la “pagina perduta”. Tante le donne che hanno intersecato e connotato le vite dei tre compositori dell’Ottocento italiano. Come il soprano Isabella Colbran incontrata a Napoli da Gioacchino Rossini, protagonista di ben dieci delle sue composizioni. Ne divenne la moglie ma poi fu abbandonata da Rossini che a Parigi conosce Olimpia Pelissier, frequentatrice di teatri, modella per Vernet e che lo affiancherà 35 anni della sua vita. Giuseppe Verdi, che sposò Margherita Barezzi, figlia del suo benefattore scomparsa prematuramente, si risposò con il soprano Giuseppina Strepponi, colei che fu l’amore di una vita. La conobbe quando componeva il Nabucco. Durante la loro convivenza, poi culminata nel nuovo matrimonio, la vena creativa di Verdi creò la sua “trilogia popolare”: il Rigoletto, il Trovatore e la Traviata. E tra i suoi amori c’è da annoverare quello non certo facile con Teresa Stolz. Un’amicizia che presto i pettegolezzi trasformarono in reciproca passione che fece rinascere, musicalmente parlando, lo stesso Verdi segnando la nascita di uno dei suo capolavori, l’Aida all’interno della quale ritagliò la romanza, nel terzo atto, per mettere in risalto le capacità canore della giovane donna con cui era all’esordio la storia d’amore.

Un rapporto minato dalle maldicenze e dalle calunnie diffuse nell’ambiente musicale, al punto tale che anche un giornale satirico nel raccontò. Decisamente più complessa la vita amorosa del genio catanese Vincenzo Bellini. Più che sussurrata la “strana” amicizia con Francesco Florimo, suo primo biografo e amico di una vita. I racconti dell’epoca parlano però di due grandi amori di Bellini, due amori a cui lui stesso pose, senza reali motivazioni, la parola fine. Passioni fugaci con Maddalena Fumaroli (rinnegata ad un passo dall’altare) e Giuditta Cantù Turina che riuscirono ad avere il cuore di un uomo perennemente in bilico fra la gioia e la tristezza, tra l'euforia e la malinconia, tra l'esaltazione e la depressione. Una terza donna di cui si innamorò, ma senza riuscire ad essere ricambiato, fu la giovanissima cantante Maria Malibran, sublime interprete della “Sonnambula”.

La mostra racconta molti di questi amori e di queste passioni, con allestimenti e costumi di alcune delle rappresentazioni melodrammatiche messe in scena dai tre grandi teatri italiani con cui è stata attivata la collaborazione in occasione di questo evento che trasforma il piccolo Teatro Donnafugata in uno scrigno tutto da scoprire.
A Vicky e Costanza Di Quattro e Clorinda Arezzo, organizzatrici e curatrici della mostra, è toccato il compito di illustrala: “Lungo l’entusiasmante ottocento tre figure straordinarie ed irripetibili hanno allietato, con le loro note, le loro innovazioni musicali e il loro genio compositivo, i migliori teatri del mondo. Non vi era salotto o circolo culturale dove l’eco della musica di Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi non risuonasse di estatica meraviglia.

La stessa estatica meraviglia che ancora oggi incanta e assale chiunque ascolti le loro opere. Li legava il genio, questo è indiscusso, il periodo storico nel quale vissero e l’aria di cambiamento che tutti e tre ebbero modo di percepire. Ma ciò che segna indissolubilmente la vita di Rossini, Bellini e Verdi fu l’amore. Vissero, sebbene diversamente, travolgenti passioni e struggenti dimenticanze. Bruciarono di desiderio, lo stesso che si spense poi di fronte alla quotidiana esistenza. In taluni casi fecero della musica scudo al loro cuore, in altri la trasformarono in arma per sconfiggere le vane resistenze. L’amore, quindi, unico comune denominatore di questo percorso artistico, professionale e sentimentale”. All’interno della mostra c’è anche un frammento video tratto dagli archivi della Rai che nel 1986 scelse Ragusa Ibla e il Castello di Donnafugata per girare alcune delle riprese de “Il Barbiere di Siviglia” andato in onda con la regia del maestro Frank De Quell.

In occasione dell’inaugurazione è intervento il docente e regista Ezio Donato, che ha illustrato il ruolo del teatro nella società, mentre l’attore Pippo Pattavina, ospite a sorpresa, autore di un simpatico sketch. Ai presenti è stata offerta la barbajata, caffè con cioccolata di cui Rossini andava ghiotto. La mostra resterà fruibile, ad ingresso gratuito, fino al 28 dicembre (orari 10-13 e 17-20, lunedì giorno di chiusura, chiuso il 24 dicembre).