Comune

Ragusa, la maggioranza consiliare non esiste più

La Sigona lascia i 5 Stelle

Il fatto politico-amministrativo certamente più rilevante della settimana che si va a chiudere, è l’abbandono da parte della consigliera comunale Maria Sigona del gruppo 5 stelle, per confluire nel gruppo misto dove va a raggiungere, tra gli altri (i consiglieri di Insieme) anche l’altra ormai ex grillina Manuela Nicita.

Anzi, per la verità, è proprio della Nicita il primo commento “anche Gianna Sigona abbandona il Movimento Cinque Stelle. Ci ha messo tempo ma alla fine ha compreso qual è il vero modo di fare dei pentastellati, a Roma come a Ragusa: predicano bene ma razzolano male”. La Nicita prosegue “era l’unica scelta che poteva fare e mi dispiace che ci abbia messo tutto questo tempo per decidersi, quando ormai siamo alla scadenza della legislatura. Ma la spocchia, la mancanza di raccordo, l’incapacità di concertare all’interno dei Cinque Stelle erano elementi già noti subito dopo i primi mesi di attività amministrativa”.

Ma Manuela Nicita si spinge ancora più avanti e profetizza “e non è detto che la scelta della Sigona, che rispetto in maniera profonda per la sua decisione che sarà stata tormentata e tribolata, al di là delle polemiche dei mesi scorsi (la Sigona aveva fatto affermazioni filo mussoliniane n.d.r.), perché lei come me credeva fortemente nei principi ispiratori del movimento, non venga seguita a breve anche da altri consiglieri. Dispiace, purtroppo, prendere atto che quella che doveva essere la rivoluzione per Ragusa e i ragusani, così come era stata annunciata dal sindaco Piccitto, si è trasformato in un colpo di boomerang. Noi, però, andiamo avanti. Perché non ci facciamo più prendere in giro dalle false promesse di un sindaco che, contorniato da un movimento incapace ormai di suggestionare, è venuto allo scoperto così come era al naturale. Speriamo che tutto questo, almeno, possa servire da monito per il futuro”.

Tutto politico il giudizio sulla vicenda del capogruppo consiliare democratico di Ragusa, Mario D’Asta, che ricorda “la maggioranza non esiste più di anno e il disimpegno della consigliera Gianna Sigona dal gruppo Cinque Stelle non fa altro che sancire quello che noi del Pd andiamo dicendo da tempo. E cioè che bisognava staccare la spina a questo sindaco tempo addietro quando avevamo presentato la mozione di sfiducia che adesso, per questioni di natura tecnica, non è possibile riproporre. Meglio rimanere attaccati alla poltrona piuttosto che mettere in discussione il proprio destino dimostrando di volere bene alla città”. Poi D’asta aggiunge “mi faccio portavoce delle lagnanze dell’intera popolazione ragusana che continua a recriminare per le proposte sbagliate portate avanti da un’amministrazione comunale che continua a mettere le mani nelle tasche dei cittadini elevando alle massime percentuali le aliquote della tassazione locale causando, dall’altra, disastri nei servizi sociali.

Stanno mortificando la città, le imprese, le famiglie, i servizi per le stesse, abbiamo visto il salto indietro che è stato fatto con la classifica di Legambiente. Noncurante di tutto ciò, la giunta Piccitto ha aumentato i costi della politica, fatto crescere il numero dei consulenti, proceduto ad affidamenti diretti in maniera ambigua. E per di più non abbiamo nessuna opera pubblica degna di tal nome, la raccolta differenziata è ancora ferma al palo per non dire di un centro storico superiore che ormai sta esalando l’ultimo respiro”. A conclusione della sua nota Mario D’asta esorta “il sindaco abbia un sussulto d’orgoglio e si dimetta visto che anche la maggioranza che lo aveva sostenuto si è ormai sciolta come neve al sole.

Il malcontento della città è rappresentato dal malessere del Movimento 5 Stelle che perde pezzi e che si trova ormai in una condizione di evidente minoranza che già non gli consente da più di un anno, e non gli consentirà sino alla fine, di potere operare al meglio. Anzi, questi nove mesi saranno vissuti dalla Giunta Piccitto con la consapevolezza di chi sa ormai di avere deposto le armi del cambiamento. Ma l’amore per le poltrone è più forte. Peggio di così, davvero, non poteva andare alla nostra città”. (da.di.)