Calcio

Quanto è in crisi il movimento giovanile calcistico in Italia?

I campioni al Selvaggio dopo 40 anni

Il calcio a Ragusa ha vissuto la sua massima espressione verso la metà degli anni ’70. La squadra capitanata da Saro Libirizzi riuscì a guadagnarsi la Serie C, dopo un avvincente testa a testa con il Vittoria. Fu la massima espressione di calcio di livello nel capoluogo siciliano, che da quell’annata in poi ha vissuto soltanto delusioni. I campioni si sono incontrati di nuovo al “Selvaggio”, 40 anni dopo. Tra intense emozioni e la commozione per chi non c’è più, come l’allenatore e dirigente Roberto Salafia, il presidente del Città di Ragusa ha consegnato una pergamena a ricordo dell’impresa.

Non stiamo di certo parlando della vittoria di una Coppa dei Campioni né dell’arrivo nella massima Serie. Per il calcio di allora, però, essere in Serie C significava vanto e gloria, ed era un livello abbastanza alto. Molto probabilmente, l’impresa del Ragusa del 76-77 rappresenta un calcio che oramai è scomparso, in cui erano all’ordine del giorno appartenenza territoriale e il puntare fortemente sui giovani nostrani. Caratteristiche che oramai si sono perdute, perché il tempo scorre e le tradizioni cambiano. I settori giovanili, quantomeno in Italia, non sono più utilizzati come una volta e questo va a scapito anche delle piccole realtà, che vedono sempre di più il livello abbassarsi e la possibilità di accaparrarsi talenti da poter poi lanciare nel calcio che conta è sempre minore.

Quanto è in crisi il movimento giovanile in Italia? Beh, come al solito bisogna far parlare i numeri. Di sicuro c’è da dire che la qualità della Nazionale Italiana non è sicuramente quella di un tempo e che i talenti nostrani scarseggiano a essere lanciati. Far crescere un giovane e poi farlo giocare è una pratica sempre più rara in Serie A, ma è un retaggio culturale solo del Bel Paese. Una analisi Bwin sui giovani talenti europei, ha evidenziato che che in Europa ci sono tantissime squadre che non si fanno nessun problema a lanciare ragazzini nella mischia. In Premier League, soprattutto: l’Arsenal ha fatto debuttare 21 giocatori con record di presenze - come nessun’altra squadra in Inghilterra - , con alcuni calciatori che hanno fatto la storia dei Gunners, come Gibbs e Ramsey, da oltre 200 presenze. In Premier, possibilità elevate le si hanno anche se si emerge dal settore giovanile del Tottenham, altra squadra di Londra con un ottimo punteggio: sono 701, infatti, le presenze dei giovani debuttanti a White Hart Lane, contro le 249 nei club successivi. Meno opportunità, invece, nel Manchester City e nel Chelsea: lampante, per questi ultimi, il caso di Lukaku, il quale, per trovare spazio, ha dovuto cambiare casacca e trovare posto da titolare nell’Everton.

Fuoriuscendo dai confini europei, non si trovano percentuale di giovani debuttanti con tante presenze come in Inghilterra, ma questo può derivare anche dal fatto che essi vengono venduti da squadre con meno possibilità. È il caso del Lione, che vanta 29 debuttanti da oltre 1000 presenze e circa 740 negli altri club. Percentuali buone, ma non elevate, anche per quanto riguarda il Bayern Monaco (53%) e il PSG (49.7%), mentre la situazione in Italia è qualcosa quasi di tragico. L’unica società che entra in lizza è la Fiorentina, con 18 debuttanti e una percentuale del 41.7% di partite giocate con il proprio club, mentre le due squadre in questo momento più importanti in Italia, Juventus e Napoli, hanno tantissimi problemi nel far crescere i propri giovani. Se, da un lato, il Napoli fa giocare quelli che debuttano in casa propria (ottima percentuale del 79.6%), c’è da dire, però, che il novero di questi ultimi è bassissimo (soltanto 9) e le partite ancora di più (circa 280 in totale). Per quanto riguarda la Juventus, invece, c’è un numero di giovani più alto (17) ma la quantità di match giocati è clamorosamente esigua. Si contano, infatti, soltanto 80 partite con la maglia bianconera, vale a dire una percentuale addirittura dell’8%.

Troppo, troppo poco. Una nazione come l’Italia, che negli anni ha saputo consolidarsi come una delle migliori al mondo, non può permettersi di non far nascere e crescere stelle nel proprio territorio. Bisogna ripartire, in un modo o nell’altro.