Adolescenti

Tuo figlio vive isolato? forse è un Hikikomori

La sindrome che colpisce i giovani dai 15 ai 25 anni

Non è dipendenza da internet, non è depressione e non è nemmeno una fobia sociale o un disturbo d'ansia. Se vostro figlio ha tra i 15 e i 25 anni e ama vivere rinchiuso tra le mura della sua cameretta, rifiutando ogni contatto esterno con la società, potrebbe essere un "hikikomoro".

Quello che a prima vista potrebbe sembrare il nome del personaggio di un cartone animato giapponese, in realtà è un nuovo fenomeno sociale che sta prendendo sempre più piede anche in Italia dove si contano, secondo gli studiosi, almeno 100.000 casi. “Hikikomori”, in giapponese significa “stare in disparte” e colpisce più adolescenti di quanto si possa immaginare. La loro vita si svolge interamente in una stanza, la loro camera da letto, qui leggono, disegnano, dormono, giocano con i videogiochi e navigano su Internet, ma soprattutto proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno.

L’hikikomori sarebbe un meccanismo di difesa per reagire alle eccessive pressioni di realizzazione sociale che vanno dai buoni voti scolastici, alla bellezza, all'eleganza. Sentendo di aver fallito, il giovane, per colmare il gap tra la realtà e le aspettative, rifiuterebbe ogni confronto con la società, dai genitori, agli amici, agli insegnanti, trovando rifugio nella propria camera.Il primo campanello d'allarme sarebbero dunque le troppe assenze scolastiche, poi l'inversione sonno-veglia e la preferenza per le attività solitarie. Gli hikikomori spesso provengono da famiglie benestanti e sono figli unici e molto intelligenti, a volte sono figli di genitori separati.

Alla base c'è una fragilità caratteriale ed un eccessivo attaccamento alla madre, ma anche un possibile caso di bullismo. Per aiutare questi ragazzi non serve una terapia tradizionale né tantomeno l'uso di farmaci, è utile invece il coinvolgimento di entrambe i genitori che devono tener presente come l'obiettivo non debba essere quello di spingere il proprio figlio a vivere la vita che essi ritengono più giusta e che in ogni caso ciascuno è padrone della propria vita, fondamentale infine non far sentire troppa pressione su questi ragazzi perché ciò provocherebbe l'effetto opposto facendoli isolare ancora di più.