Cultura

Passeggiate alle neviere di Chiaramonte

Con lo storico Giuseppe Cultrera

Dislocate negli Iblei, le neviere (nivere in dialetto) rappresentano la traccia di un’attività economica fiorente e attiva dal XVII secolo alla metà del XIX.

Scavate nella roccia per quattro quinti della loro altezza sono sormontate da una copertura in muratura e dotate di due aperture, una per il carico della massa nevosa e un’altra per l’estrazione dei blocchi di ghiaccio. L’attività commerciale legata alle neviere era solitamente appaltata tramite bando pubblico, mentre la raccolta della neve era affidata a lavoratori salariati, ingaggiati nelle piazze dei principali paesi montani (Chiaramonte, Palazzolo, Buccheri). Una volta raccolta, la neve veniva trasportata nella neviera, gettata dentro e pestata per essere trasformata in lastre di ghiaccio, separate da strati di paglia.

Il ghiaccio era poi estratto durante l’estate e commercializzato per conservare cibi deteriorabili, per confezionare bevande fresche (si pensi al sorbetto) o per fare fronte alle cure del freddo prescritte da medici e curatori (brano tratto da Archivio degli Iblei). Alla scoperta di questo straordinario retaggio dei tempi andati la prima “Passeggiata sotto le stelle” consumatasi ieri sera a Chiaramonte Gulfi su idea dello storico locale Giuseppe Cultrera. Numerosi i partecipanti che hanno sancito la bontà di una iniziativa giunta alla sesta edizione e che testimonia, sino in fondo, la volontà dei chiaramontani, e dei cittadini iblei più in generale, di riscoprire le proprie radici.

Il primo appuntamento, che gode, così come gli altri quattro che si terranno nei venerdì di settembre, del patrocinio del Comune e del sostegno di alcuni sponsor tra cui il villaggio turistico Athena resort che sorge lungo la Ragusa-Scoglitti, è stato caratterizzato dall’approfondimento di alcuni temi suggestivi: oltre alle neviere, il segreto dell’antico sorbetto, con la preparazione in loco di una granita servita a tutti i partecipanti, e il canto del bosco sulla scorta del quale l’attrice Marta Laterra ha interpretato lo scritto di Andrea G.G. Parasiliti sull’“uccisione del mare – come scrive lo stesso autore – nel mio paese natale, volgarmente noto come pineta”.

Sono state le montagne sovrastanti Chiaramonte attorno all’Arcibessi, dove si trovano ancora molte neviere, a fare da cornice all’appuntamento. I partecipanti sono stati assisti dal gruppo Alfa della Protezione civile. Nel corso della serata anche l’incontro con Luigi Romana, studioso delle neviere delle Madonie, che si preoccupa, ogni anno, di riproporre il vetusto rito della realizzazione della granita. Si tratta di un metodo antico, importato dagli arabi e sopravvissuto sino al secolo scorso, che contempla l’utilizzo del ghiaccio delle neviere, del sale, dello zucchero oltre che del succo di limone unito a un impegno straordinario da parte di chi materialmente si occupa della realizzazione.

Da sottolineare anche l’interessante incontro con l’etnoantropologo Luigi Lombardo che da tempo si occupa di approfondire tutti gli aspetti riguardanti le neviere del Siracusano e dell’Etna. “Grande la mia soddisfazione – dice lo storico Cultrera – nell’essere riuscito a coinvolgere tutti questi studiosi e artisti che hanno voluto fornire, ciascuno per la propria parte, un contributo a una iniziativa la cui partecipazione, già nel corso del primo appuntamento, si può ritenere assolutamente straordinaria, al di là di ogni più rosea aspettativa”.