Viabilità

Ragusa-Catania: mentre si palleggia la gente muore

Conferenza il 10 luglio

Fiumi d'inchiostro, centinaia di articoli, di trasmissioni e di interviste, sul raddoppio della Ragusa-Catania, si parla da decenni in quantità imbarazzante perfino per la categoria giornalistica, sempre alla ricerca di argomenti su cui scrivere.

Questo tema però, crediamo abbia superato ogni misura e a rendere insopportabile il palleggiarsi di pareri, meriti, inconvenienti e opportunità sono le quelle notizie di tragedie e di vite spezzate di cui purtroppo continuiamo a scrivere e a leggere. Ancora sangue, ancora vite spezzate su questa maledetta arteria del cui raddoppio ancora purtroppo si continua solo a parlare. Solo qualche giorno fa, quando l'avvio dei lavori sembrava davvero imminente e si parlava già dell'esproprio dei terreni interessati, ci siamo dovuti occupare dei nuovi problemi sorti tra autostrada e piano paesistico. Questa volta a mettere i bastoni tra le ruote sarebbe stata la Soprintendenza.

Il Comitato per il raddoppio aveva precisato che le delibere CIPE, approvate con tutte le raccomandazioni e prescrizioni nel 2010 e nel 2011, rappresentavano gli atti cardini che accertavano, oltre le coperture finanziarie anche i vincoli riferiti alle superfici di rispetto, destinate alla realizzazione dell’opera. Perché ci si chiede allora la Soprintendenza viene fuori adesso con questi dubbi, a sette anni di distanza. Il piano paesistico pubblicato in GURS il 13 Maggio 2016, si ritiene sia già coerente con la realizzazione dell’opera. Il progetto definitivo tra l'altro ha portato decisivi aggiustamenti, tali da ridurre ulteriormente le opere di impatto ambientale e il piano Paesistico dovrebbe prevedere di suo la riqualificazione della viabilità esistente nei processi di modernizzazione infrastrutturale.

Adesso viene indicata la data del 10 luglio, giorno in cui si terrà la prossima conferenza di servizi, come data risolutiva. Nel frattempo si è allungata la lista delle vite spezzate ed è ora che qualcuno cominci a sentir pesare sulla propria coscienza questa perdita di tempo. (Nella foto uno degli incidenti)