Economia

Agricoltura in crisi, Raffo: tutti muti

Per ora c'è lo Ius Soli

Ancora in primo piano i problemi legati alla drammatica crisi che sta vivendo il comparto agricolo siciliano e del Sud ed alla “epica” lotta che ormai da mesi alcuni rappresentanti di vari Movimenti portano avanti a Vittoria nell’ormai noto Presidio di Piazza Gramsci.

E proprio sotto quella “Serra”, divenuta simbolo del “Riscatto”, si è tenuta recentemente un’assemblea, collegata con altre Regioni, alla quale ha preso parte il Sindaco di Acate, Prof. Franco Raffo. “Il problema era molto serio ed ora è diventato drammatico- ha evidenziato il Sindaco Raffo. Ci amareggia la sottovalutazione, l’indifferenza della politica e dell’opinione pubblica. Non si tratta di una battaglia politica, bensì di una lotta per la sopravvivenza. A riprova di ciò, ho mostrato al pubblico alcuni giornali, dove campeggia lo “Ius Soli”, rappresentazione plastica della politica dell’assurdo. Provocatoriamente ho espresso la mia difficoltà a capire se “soli” è un genitivo o un dativo o un genitivo locativo. Smarrimento fra la gente.

Dicono che è un fatto di “civiltà”! Ho alzato il tono: il lavoro, la vita dei lavoratori, il destino delle nostre aziende e di milioni di cittadini, che cosa è allora? Chi sta sfidando la morte per affermare il diritto alla vita, che cosa è? Nulla. Prima c’è “Ius soli”! E lo studio della Grammatica e della Sintassi latina. La provocazione servirà a qualcosa? Non so. So che non possiamo rimanere inermi di fronte a questa crisi economica, sociale e generazionale che pesa come un macigno su tutti. Stanno fuggendo all’Estero migliaia di giovani siciliani alla ricerca di una vita più sicura, un depauperamento delle migliori energie che contribuisce drammaticamente alla “desertificazione” della Sicilia. Quando si tratta di Banche, come Monte Paschi, quelle del Veneto e dell’Emilia, oppure dell’Alitalia tutti alla ricerca di una soluzione. Anche l’Europa soccorre. Del Sud nessun cenno. Stiamo aspettando Phil Hogan, che nessuno conosce, perché ci dia una mano. E’ ovvio che si impone un cambiamento di strategia.

Il tempo è scaduto. Dobbiamo tornare al “manifesto” di Marina di Ginosa, cioè la creazione di una rete fra le Regioni del Sud, un “Nuovo Regno delle Due Sicilie”, non certo per riportare sul trono i Borboni, bensì il Popolo Meridionale, il Popolo Siciliano, per avere sui grandi temi del lavoro e del commercio una sola voce. Pensate: la Società Autostrade per l’Italia nella sua ultima pubblicazione annuale ha tagliato la Sicilia, perché non c’è nulla di interessante; una cosa più grave: l’accordo commerciale tra Europa-Cina e Paesi Orientali, dove è stato dimenticato il Made in Sicilia. Cancellati! Nel frattempo nessuno pensa all’embargo alla Russia, all’invasione di prodotti proveniente dall’Africa grazie al Patto del Mediterraneo, del Marocco e dell’Euro Mediterraneo. Mentre aumenta la produzione di petrolio della Sicilia (+ 35% di esportazioni), ma cosa rimane a noi? Quale ricaduta sui lavoratori e sull’Agricoltura? Tutti muti, nessuno parli. Per ora c’è lo “Ius Soli”.

Nel frattempo c’è il pericolo che la situazione ci sfugga di mano. Crisi sempre più acuta, tasse alle stelle per sanare decenni di allegra finanza e voragini di debiti della pubblica Amministrazione e dei Comuni, che ora debbono pagare non già chi li ha prodotti ma gli innocenti cittadini. Per difendere le nostre comunità, per difendere il lavoro, per difendere la vita è necessaria una rivoluzione, che coinvolga la Politica, l’organizzazione della Burocrazia, tutti gli Enti pubblici. Utopia? Forse. Ma non c’è alternativa. Altrimenti…non resteranno nemmeno le macerie”. "Il persistere della siccità sta creando gravissimi problemi alle aziende agricole, soprattutto in alcuni settori, con perdite finora stimate fino al 40%. Siamo ormai oltre lo stato di emergenza con le falde acquifere che in moltissime zone della provincia, da Bracciano a Velletri, si sono abbassate, come riscontrato dai tecnici".

Lo comunica David Granieri, presidente di Coldiretti Roma e Lazio "Anche vigneti e oliveti iniziano a soffrire questa situazione e le previsioni meteo non fanno ben sperare. Negli ultimi 6 mesi a Roma sono caduti 120 millimetri di pioggia, mentre la media è di 300 millimetri, con il mese di giugno che ha fatto registrare il 60% di precipitazioni in meno -spiega Granieri- Agli agricoltori servono sostegni concreti e interventi strutturali per non essere costretti a inseguire le emergenze e le anomalie climatiche purtroppo sempre più frequenti".