Scuola

Lettera aperta ai docenti dell'Istituto Giovanni XXIII

A firma di Emanuele Scapellato

9 giugno 2017, ore 13.30, suona l’ultima campana, si conclude anche quest’anno scolastico. Urla di gioia e qualche lacrima tra gli alunni, i saluti rimbalzano da un’aula all’altra delle tre sedi, in cui in questo anno è stato dislocato l’Istituto Giovanni XXIII.

Chiuse le aule, si ferma la quotidianità della scuola e comincia il viaggio retrospettivo. Fuor di metafora, questo anno appena concluso è stato un viaggio intenso e pieno, composto di tanti piccoli momenti quotidiani, di eventi importanti, di cadute e di risalite, di scontri con eventi troppo grandi e contro i quali è stato impossibile lottare ad armi pari, ma di fronte ai quali non ci si è arresi né tanto meno fermati a compiangersi. Risale a pochi giorni prima l’inizio della scuola, nel settembre scorso, la chiusura immediata della palestra e del plesso B della sede centrale in Via Fabrizio, e il conseguente trasferimento di alcune classi presso i locali dell’edificio ex Gensal, con un ovvio sradicamento della scuola dalla sua naturale ubicazione. E mentre venivano tagliati gli alberi che, per decenni, hanno avuto casa lungo il marciapiede che costeggia la scuola, allo stesso modo venivano svuotate le aule e si veniva catapultati in una struttura, certamente accogliente e spaziosa, anche se distante dal quartiere di riferimento.

Nel corso dei mesi, si sono susseguiti dichiarazioni, promesse, possibili soluzioni, ipotesi di ricollocazione, richieste, smentite, incertezze, disagi per alunni, genitori e insegnanti. Di fronte a questa situazione, oggettivamente altalenante, c’è stato tuttavia un punto fermo, un fil rouge che ha attraversato i mesi e gli eventi: l’atteggiamento positivo e propositivo della D. S, prof.ssa Nigro, e di tutta la comunità dei docenti e del personale ATA, comunità che è riuscita a fronteggiare le difficoltà che via via si sono poste, senza retrocedere in nulla, rispetto al passato e alla lunga storia della scuola Giovanni XXIII, nella organizzazione, gestione e buona prassi quotidiana, didattica ed educativa. I momenti dedicati all’attività prettamente didattica fatta di lezioni frontali, di lezioni interattive e a classi aperte, di attività cooperative e laboratoriali, di lezioni in presenza e in classi virtuali, di corsi di recupero e potenziamento in italiano, matematica e latino, di corsi Cambridge e viaggi studio a Malta, di lezioni mattutine e pomeridiane di musica e strumento, di esibizioni musicali dell’orchestra, si sono alternate con le varie manifestazioni curriculari ed extra-curriculari afferenti anche all’area più direttamente educativa e formativa, miranti alla crescita globale degli alunni.

E allora possiamo citare l’adesione ai progetti Unicef, l’educazione alimentare e il progetto “L’arte del mangiar sano”, l’educazione all’affettività, la partecipazione a svariati concorsi di poesia e ai Giochi matematici della Bocconi, l’esperienza di “Ciceroni per un giorno” per le Giornate FAI di primavera, i Tour e i laboratori del progetto MAS, la visione di spettacoli presso il Teatro Garibaldi di Modica, il Don Bosco di Ragusa, il Bellini di Catania, i lavori prodotti per la Giornata del 21 marzo in ricordo delle vittime della mafia, i giochi sportivi studenteschi, l’adesione della scuola a “M’illumino di meno”, giornata sul risparmio energetico, e a Libriamoci, il progetto “A scuola di Tv”, l’abbonamento della scuola a “Libera - associazioni nomi e numeri contro le mafie”, il viaggio di alcune classi a Palermo e Cinisi, l’avvio di un percorso comune con la scuola Padre Puglisi di Brancaccio, i percorsi di riflessione per la Giornata contro la violenza alle donne e per l’8 marzo, gli incontri con esperti esterni come i membri del Centro risvegli ibleo, i vari momenti in cui, fuori dalle aule scolastiche, si sono esibiti gli alunni del corso musicale, il 1° posto raggiunto dall’orchestra al 10° Festival “Giovani musicisti in Orchestra” organizzato dall’Agimus, l’attivazione di un laboratorio di Teatro-educazione, le varie uscite didattiche presso la Casa don Puglisi, l’osservatorio radioastronomico, il laboratorio geologico del Consorzio comunale di Ragusa, l’Avis, il Museo dello sbarco e i Luoghi verghiani, l’apertura della scuola al territorio con progetti in accordo con altre associazioni, come Il villaggio del Magnificat, la rinascita del giornale on line della scuola “Il grillo news” e gli incontri con T. Iozzia sull’importanza dell’informazione. Questo sguardo retrospettivo non vuole essere un’autocelebrazione, ma una ferma presa di coscienza circa l’operato svolto durante l’anno, nonostante la scuola Giovanni XXIII abbia sofferto per ciò che di materiale e strutturale deve avere una scuola per essere tale, ovvero una sede stabile.

Perché una scuola è sì fatta di muri, di aule e di luoghi che devono essere sicuri, nessuno lo nega, tutti i docenti per primi pretendono sicurezza per i propri alunni e per sé stessi, in quanto lavoratori, ma la scuola è poi fatta di quella parte immateriale e invisibile, che si produce giorno dopo giorno dall’interazione tra alunni e docenti. Questi ultimi sono donne e uomini che con pazienza e costanza hanno lavorato senza abbattersi, ma anzi cogliendo la sfida e cercando in ogni modo di attraversare le difficoltà e risolverle. E anche a chi afferma che l’edificio Azasi, se come auspichiamo tutte le classi verranno trasferite presso quella sede per l’inizio del nuovo anno scolastico, in attesa di una futura locazione dignitosa e definitiva, non è una scuola, non è una struttura nuova ed è anche bruttina e non sicura, noi rispondiamo che della sicurezza se ne occuperanno gli uffici di competenza assumendosi le dovute responsabilità, ed è vero che non è nuova né bella, ma possiamo affermare, essendoci già lì alcune classi della Giovanni XXIII, che saremo noi a renderla “scuola”, perché in quelle stanze che sono già aule da anni, si respira il lavoro degli alunni, sono piene di vita, i muri non sono grigi perché raccontano le attività svolte dagli alunni e nelle aule rimangono gli echi dei lavori fatti su don Puglisi e Felicia Impastato, sui bambini soldato e sulle donne della Resistenza.

E allora se tecnicamente non dipende da noi, sappiamo invece che è di nostra competenza trasformare degli uffici in aule, in cui si produce cultura ed educazione. Ciò con lo spirito che da sempre ha animato la scuola Giovanni XXIII, scuola di antica tradizione e che da anni si è contraddistinta nel territorio per la sua serietà, il buon operato, contribuendo in modo indelebile alla formazione dei tanti alunni che nel volgere degli anni sono passati tra i suoi banchi. Appartiene alla storia della Giovanni XXIII anche l’esperienza della reggenza, esperienza già fatta in anni precedenti e durante i quali la scuola non è retrocessa minimamente nell’impegno e nei risultati. Ovviamente un Dirigente dà la propria impronta e quello attuale, la Prof.ssa Nigro, si contraddistingue per la sua professionalità, la capacità di ascolto, il grande rispetto per ogni persona, alunno, docente, collaboratore, genitore e rappresentante delle Istituzioni che si siede al suo tavolo. E se ogni medaglia ha una seconda faccia, vogliamo per un attimo guardare l’altra: vogliamo guardare al positivo che in tutte queste traversie c’è stato.

Intanto le tantissime attestazioni di stima ricevute in questi mesi da parte di ex alunni, genitori di ex alunni, ex Dirigenti, docenti che vi hanno lavorato e conoscono la realtà della scuola; poi una maggiore coesione tra i colleghi, la DS e il personale ATA e di segreteria, anche questi ultimi parte attiva del buon funzionamento del servizio scolastico, tutti uniti nel voler difendere la propria scuola; infine, ma non meno importante, la creazione di un fronte comune con i genitori degli alunni, concretizzando in tal modo la teoria che la scuola è una comunità democratica e collegiale in cui docenti e genitori dialogano per il bene dei ragazzi. Concludendo, vogliamo fare un appello: A chi ha potere politico e amministrativo chiediamo conferme certe circa la collocazione di tutte le classi presso l’Azasi, come affermato nei mesi precedenti, in attesa di una migliore ricollocazione definitiva, perché la Giovanni XXIII, come ogni istituzione scolastica, merita una struttura degna della sua storia e del contributo culturale che ha dato a Modica.

Ai mezzi di informazione chiediamo collaborazione e rispetto nel diffondere informazioni certe e fondate, in modo da non creare allarmismi e confusione. Ai genitori di alunni già iscritti e di possibili alunni chiediamo di aver fiducia, come negli anni scorsi, nell’operato della scuola, nonostante la struttura logistica, che comunque deve essere sicura. Agli alunni già presenti e possibili diciamo: “Vi aspettiamo a settembre”, perché sono loro il centro di tutto. Facciamo nostre le parole di A. D’Avenia tratte dal suo ultimo libro L’arte di essere fragili: “Sogno una scuola che si occupi della felicità degli individui; e non intendo un luogo di ricreazione e di complicità tra docenti e alunni, ma uno spazio in cui ognuno trovi il dono che ha da fare al mondo e comincia a lottare per realizzarlo, in cui ciascuno trovi un’ispirazione che abbia la forza di una passione profonda, che gli dia energia per nutrirsi di ogni ostacolo…La scuola che ciascuno di noi ricorda in quel professore speciale, che ci ha guardato come qualcuno e non come qualcosa, cominciando così a farci fiorire”.  

A nome dei docenti della scuola Giovanni XXIII invio una Lettera aperta chiedendo la cortesia di darne massima diffusione, al fine di far conoscere il nostro punto di vista sulla intrigata vicenda che ha coinvolto la scuola. Grazie e cordiali saluti, Emanuele Scapellato