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E' giusto scarcerare Toto Riina?

Continua il dibattito

Nei giorni scorsi la Cassazione, in maniera del tutto inattesa, ha aperto al differimento della pena per il boss mafioso Totò Riina, invitando il Tribunale di sorveglianza di Bologna a riesaminare la richiesta di scarcerazione per l’ottantaseienne condannato a 16 ergastoli più le pene accessorie accumulate nei vari processi.

La Suprema Corte argomenta la propria sollecitazione scrivendo: “Riina è malato, ha diritto ad una morte dignitosa. Un detenuto anziano e malato, forse in procinto di lasciare questa terra per cause naturali che non hanno nulla a che fare con il carcere di massima sicurezza in cui è rinchiuso, ha comunque il diritto di morire dignitosamente anche se si chiama Totò Riina”. Il detenuto Riina vive al carcere duro dal 1993, ha quindi scontato 24 anni dei vari ergastoli comminati per i tanti omicidi commessi direttamente o ordinati ai suoi uomini. Tra questi delitti, alcuni che hanno visto la morte di onesti servitori dello Stato, sacrificati soltanto per aver impegnato le proprie vite a combattere la criminalità organizzata e dare dignità allo Stato che in alcuni momenti storici stava per essere sconfitto dalle varie organizzazioni criminali.

È la prima volta che un simile pronunciamento apre uno spiraglio per un detenuto di così alto livello criminale, soprattutto su richiesta della Suprema Corte, ma ciò che stupisce di più è il fatto che si parli di dignità di morire per un uomo che non ha concesso alcuna dignità alle numerose sue vittime. E’ sconcertante che ad un soggetto resosi autore dei delitti più efferati si possa solo pensare di concedere dignità per morire, mentre centinaia di mogli, figli, fratelli, si chiedono ancora i motivi di tanta ferocia che li ha privati per sempre degli affetti più cari. Credo che il perdono, la pietà umana, debbano sempre essere commisurati all’entità del male fatto. Oltretutto, perché Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di far morire dignitosamente un uomo che non ha mai accennato al pentimento, che non si è reso mai disponibile a parlare delle tante cose di cui è a conoscenza come grande capo di quell’universo mafioso che ha spezzato tante vite?

E poi, non può non stupire come la Corte di Cassazione, vertice della giurisdizione ordinaria, non abbia mai espresso alcun parere o sollecitato interventi volti ad evitare perdita di dignità di alcuni milioni d’italiani che pur non avendo commesso alcun reato si trovano a vivere in condizioni di estremo disagio per inadempienze del Governo o responsabilità della burocrazia. Perché non è mai intervenuta per sollecitare il varo d’una legge che evitasse di fare andare a morire in altri Stati alcuni nostri connazionali, responsabili solamente di ammalarsi di qualcosa d’incurabile che li costringe a gesti estremi. Queste sono alcune delle domande che in questi giorni molti italiani si stanno ponendo e in un Paese normale, chiunque dovrebbe avvertire l’esigenza di rispondere.

La dignità non deve forse riguardare tutti? Ma siamo in Italia e da tempo purtroppo riusciamo a sopportare tutto. 

 

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