Scienza

Terra: una perla blu che luccica dallo Spazio

Grazie ai cristalli di ghiaccio

Una perla blu che brilla. E’ così che la Terra viene vista dallo Spazio. A brillare, secondo uno studio, sono i cristalli di ghiaccio presenti in atmosfera ad alta quota, che riflettono la luce del Sole generando improvvisi bagliori.

E’ quanto si evince dalle foto scattate nell'arco di un anno dallo strumento Epic (Earth Polychromatic Imaging Camera) della Nasa, montato a bordo del satellite Dscovr (Deep Space Climate Observatory), lanciato in orbita nel 2015 dall'Agenzia statunitense per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) per monitorare il vento solare e prevedere eventuali tempeste geomagnetiche. Tra le immagini del nostro pianeta scattate da Epic a cadenza quasi oraria, Alexander Marshak della Nasa (che segue la missione di Dscvr dal Goddard Space Flight Center di Greenbelt) ha notato degli inaspettati lampi che apparivano sopra gli oceani, segnalati anche da diversi appassionati sul web.

Questi bagliori sembravano simili a quelli identificati nel 1993 dall'astronomo Carl Sagan nelle immagini riprese dalla sonda Galileo della Nasa durante la sua corsa verso Giove. All'epoca venne ipotizzato che si trattasse dei riflessi generati dall'acqua degli oceani, senza però tenere conto di altri bagliori in corrispondenza della terraferma, documentati a distanza di anni anche nelle nuove immagini di Epic. Grazie a uno studio dettagliato, pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters e condotto in collaborazione con l'Università del Maryland e l'Università tecnologica del Michigan, Alexander Marshak dimostra che "la sorgente dei lampi non si trova a terra, ma in ultima analisi è il ghiaccio" presente in atmosfera "sotto forma di particelle orientate orizzontalmente che riflettono la luce solare".

Al momento Marshak sta conducendo nuove e approfondite analisi per capire quanto siano diffusi questi cristalli di ghiaccio e quale impatto possano avere sulla quantità di luce solare che porta calore sul nostro pianeta. In futuro, però, i bagliori luminosi potrebbero essere usati per studiare meglio anche i pianeti esterni al Sistema Solare.