Tradizione

Comiso in festa per Maria Santissima Addolorata

Da venerdì 12 maggio

Centosette anni di tradizione. Centosette anni di devozione. La città di Comiso torna in festa, come succede ogni terza domenica di maggio, per un momento di grande spessore religioso, storico e culturale.

Prendono il via venerdì 12 maggio, in Chiesa Madre, i solenni festeggiamenti in onore di Maria Santissima Addolorata con il tradizionale “Settenario” che quest’anno, sino al 19 maggio, sarà predicato dal sacerdote Giuseppe Antoci, direttore dell’archivio diocesano e dell’ufficio dei beni culturali. In preparazione dei momenti clou, per sette giorni, al termine della messa, una fase vibrante e ricca di pathos, il canto della “Sittina”, con la preghiera che di volta in volta sarà animata da gruppi e associazioni differenti, farà rivivere ai fedeli i dolori di Maria. In particolare, viene declamato un testo dialettale di origine antichissima e composto da sette strofe che parla dei sette dolori della Vergine: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, la sosta di Gesù nel tempio, l’incontro sulla via del Calvario, la crocifissione, la morte e la deposizione con la sepoltura.

Al termine, i fedeli, con la recita di alcuni versi in dialetto, esprimono l’adesione al progetto di salvezza divino che passa necessariamente attraverso il dolore e la morte. Il parroco di Santa Maria delle Stelle, don Innocenzo Mascali, assieme ai componenti del comitato dei festeggiamenti, con in testa il vicepresidente Maurizio Meli, il segretario Nunzio Taranto e il tesoriere Luca Giurato, hanno predisposto una serie di iniziative che, come sempre, sono destinate a richiamare un numero consistente di fedeli. “Il comitato, composto anche da molti portatori ed altri cari amici – afferma Meli – si è impegnato nella raccolta di sostegni economici da parte di sponsor. Devo dire, francamente, che, nonostante il periodo non florido per il commercio, lo slancio di partecipazione di tali sponsor è stato non dissimile da quello dello scorso anno.

Oltre a questi contributi, va registrata la presenza eccezionale di una donazione effettuata dalla famiglia Bocchetti, sotto forma di omaggio alla memoria del padre, che è stata impiegata per la realizzazione dell’illuminazione permanente della facciata della Chiesa Madre”. Tale illuminazione è stata affidata all’artista internazionale della luminografia, Gaspare Di Caro, autore di molte performance nel mondo, dall’illuminazione della cattedrale dell’Havana a Cuba durante la visita di Benedetto XVI, alla più recente sul Cristo Redentore durante le ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro. L’illuminazione metterà in evidenza in maniera più precisa, rispetto a quella attuale, tutti i dettagli dei fregi della facciata, con il vantaggio di non creare alcun inquinamento luminoso e di impiegare una quantità di energia molto inferiore rispetto a quella necessaria per una normale illuminazione, rispettando quindi l’ambiente.

“La Chiesa Madre di Comiso – aggiunge Meli – potrà fregiarsi del merito di essere il primo monumento sacro in Italia ad avere questo tipo di illuminazione. In più, durante i festeggiamenti solenni, in particolare la sera di domenica 21 maggio, al rientro del simulacro sul sagrato, una particolare performance, offerta dall’artista stesso come tributo alla nostra Madre, dimostrerà le straordinarie potenzialità di questi innovativi proiettori”. Il culto alla Madonna, venerata presso la Chiesa Madre Santa Maria delle Stelle, si è sviluppato in modo particolare dal 1774, anno in cui fu acquistato a Napoli l’attuale simulacro che fino al 1910 veniva portato in processione il Venerdì di Passione, ovvero il Venerdì che precede la Domenica delle Palme. Ma proprio centosette anni fa, su richiesta dei fedeli “matricrisiari”, i parrocchiani della Chiesa Madre, monsignor Luigi Bignami, arcivescovo della Diocesi di Siracusa, decise di posticipare l’evento proprio a maggio, mese tra l’altro dedicato alla Madonna.

Per i devoti e per la comunità religiosa della città di Comiso si tratta di un appuntamento molto atteso e insostituibile. Per tutta la durata della festa, l’emozione è palpabile e rinnova il grande legame esistente tra i fedeli comisani e la Madonna Addolorata. 

 
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