25 aprile

La liberazione

Il pensiero di Ballarò sul 25 aprile

Lo scorso martedì 25 aprile si è celebrato il 72esimo anniversario della liberazione. Giusto e doveroso ricordare chi è morto per la liberazione dell'Italia che con il passare dei decenni si tende a scordare sempre di più.

E’ triste però constatare che dopo 72 anni questa giornata di celebrazione venga ancora vissuta con animo di parte e non come momento di pacificazione e di condivisione di valori comuni. Tuttavia, ritengo che in questo particolare momento storico, oltre alla celebrazione di tutti quei giovani che hanno contribuito con il loro sangue a rendere il nostro Paese libero dal nazifascismo, sarebbe auspicabile che si accompagnasse un forte grido di dolore dei cittadini volto a sensibilizzare chi governa l’Italia, affinchè si mettesse mano ad un progetto serio finalizzato a liberare l'Italia dalle persone incapaci, dagli sprechi, dalla corruzione, dall'evasione, da processi dai tempi biblici e che vedano davvero espiare sino in fondo le pene comminate.

Ma l’Italia andrebbe presto liberata anche da un tasso di povertà che aumenta inesorabilmente, così come la disoccupazione, specialmente giovanile, che obbliga i nostri migliori cervelli ad emigrare in altri Paesi. Fino a quando la politica non sarà capace di affrontare questi temi in modo serio e non con pannicelli caldi, l’Italia non potrà davvero dirsi libera. Il nostro Paese è divenuto sempre più iniquo, si negano i diritti o vengono usurpati; l’anno scorso si sono registrati 4000 suicidi per mancanza di lavoro, aumentano le malattie sul lavoro ed è impressionante il ricorso agli psicofarmaci. Occuparsi di tutto ciò sarebbe un fatto di civiltà e di libertà vera che avvicinerebbe gli italiani alle Istituzioni sempre più sorde e distanti dai cittadini.

Il 25 Aprile dovrebbe dunque diventare, almeno in parte, una Festa anche del Lavoro, dei diritti, del poter vivere una vita degna. Sperare in una società migliore si può e si deve, ma oggi purtroppo, tutto sembra destinato a rimanere irrisolto per l’ignavia d’una classe politica inadeguata e distante anni luce dalle reali esigenze della popolazione.