Bullismo

Cyberbullismo a Ragusa, una piaga dei nostri tempi

Il parere del sociologo Francesco Pira

Gli inquietanti fatti di cronaca registrati nelle ultime settimane e che hanno riguardato anche la provincia di Ragusa, hanno fatto tornare alla ribalta il preoccupante e sempre attuale fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

Ragazzi che dapprima prendono in giro i propri compagni e che poi si trasformano nei loro aguzzini, con gesti violenti e sadici che lasceranno una ferita non solo sul corpo ma anche nell'anima della loro vittima. Su questo preoccupante fenomeno abbiamo sentito il parere di un illustre esperto, il sociologo Francesco Pira, docente di Comunicazione e Giornalismo all'Università di Messina, saggista e giornalista, autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Il professore Pira ha evidenziato come i ragazzi non si rendano conto della differenza tra fare questi gesti e metterli in rete, un'azione che assume proporzioni ingestibili. Anche il caso di Ragusa ha visto davanti agli inquirenti, che li hanno interrogati, dei ragazzi mortificati, che piangevano e che non si rendevano conto della proporzione e della gravità di ciò che avevano fatto.

"Se nessuno ti spiega come usare consapevolmente la rete e se siamo in una società in cui gli adulti non sono all'altezza e non sono attrezzati per indicare ai giovani quali sono i pericoli questo alla fine è il risultato", ha dichiarato Pira che sottolinea come oggi, ci troviamo in una situazione in cui un atto di bullismo fatto a Ragusa, si diffonde in poco tempo in tutto il mondo, condizione che da una parte fa crescere la notorietà del bullo e dall'altra i disagi della persona bullizzata. Il bullismo non ha sesso, i numeri ci dicono che il 30% dei casi vede protagoniste ragazze, verso altre ragazze, verso altri ragazzi o verso soggetti più deboli, ad agire nel 15% dei casi sono ragazze in gruppo. Il bullo spesso è una persona insicura e aggressiva che scarica sugli altri i propri problemi".

"Spesso le vittime hanno difficoltà a raccontare quanto è accaduto e le statistiche dimostrano come a sud i casi denunciati siano inferiori rispetto al nord", dichiara ancora Pira che parla anche del fatto di come, i genitori spesso tendano a minimizzare gli episodi anche per evitare di essere coinvolti in un procedimento penale, ma è bene sapere che dopo i 14 anni i ragazzi sono punibili e devono rispondere delle azioni che compiono. Il fenomeno non può essere sottovalutato, non dobbiamo pensarci solo quando succede un fatto di cronaca. E' sempre importante denunciare anche quando l'autore è anonimo". C'è un'emergenza, c'è una generazione che non è pronta a gestire queste nuove tecnologie e la società delle dare delle risposte. "Non possiamo esaurire tutto con l'indignazione o con qualche convegno ogni tanto o celebrando una giornata", aggiunge Francesco Pira.

Ma perchè spesso le vittime non raccontano quanto gli è accaduto? "I ragazzi a volte non raccontano per paura di essere accusati di debolezza e quindi di dovere affrontare anche le critiche dei propri genitori che spesso non si accorgono di quanto sta succedendo". Qual'è il ruolo della scuola? "Si tratta di un ruolo importante e per fortuna, è iniziata un'attività di formazione costante dei professori, è più facile che gli insegnanti intercettino i casi di un ragazzo che abbia subìto violenza, la soluzione più immediata potrebbe essere l'istituzione di sportelli di ascolto all'interno delle scuole, così come avviene già in molti paesi europei, esperti che lavorano quotidianamente nelle scuole e che li ascoltano anche in caso di una semplice litigata. Bisogna formare i genitori e i docenti che a volte non conoscono nemmeno i mezzi e i canali che utilizzano i giovani per diffondere le loro "bravate".

Un esempio è il portale "Ask.fm", un'applicazione che impazza tra gli adolescenti che permette di fare domande, a volte anche scomode, avendo la possibilità di rimanere anonimi. Se gli adulti non sanno attraverso quali canali vengono veicolate queste "schifezze" è chiaro che non potranno mai prevenire in maniera efficace". E' importante utilizzare questi strumenti ma bisogna evitare di diventarne dipendenti, usarli senza paura ma consapevoli dei rischi e delle opportunità , possiamo usarli per fare del bene o per fare del male, deve essere una nostra scelta dettata dalla nostra cultura, dall'educazione, dalla coscienza. Il cyberbullismo è un male che si può sconfiggere se tutti siamo uniti in questa battaglia.