Randagi

Chiaramonte Gulfi, 18 cani randagi in abitazione privata

Asp: luogo non idoneo

C'è da rimanere sconcertati nell'apprendere che la situazione che si vive in contrada Bellomo a Chiaramonte Gulfi, dove un'abitazione privata è stata trasformata in una sorta di canile senza alcuna autorizzazione, sia non solo di conoscenza del Comune ma addirittura è alimentata dallo stesso ente pubblico, sebbene siamo in una zona con attorno dieci abitazioni e diversi bambini ed anziani che vi abitano.

Lo si evince dalla relazione, dai contorni critici, del servizio veterinario dell'Asp che ha effettuato un sopralluogo all'interno dell'abitazione privata trovando ben 18 cani di cui 6, cioè un terzo, come risulta dai microchip, randagi registrati a nome del Comune. E alla denuncia e alla successiva interrogazione consiliare presentata il 23 marzo dai consiglieri Cristina Terlato e Giancarlo Gurrieri di "Liberiamo la città", l'Amministrazione comunale non solo non ha ancora formalmente risposto ma sulla stampa fa sapere, e sono parole del sindaco Vito Fornaro, che "la vicenda è ben nota all'ufficio randagismo del Comune".

“Più che a conoscenza del Comune, è proprio il Comune ad inviare cani randagi all'interno dell'abitazione privata pur sapendo che questa non è certo un canile autorizzato - rileva Sebastiano Gurrieri di "Liberiamo la città" - Nei fatti è stata proprio l'Amministrazione comunale a favorire ed alimentare questa vicenda considerato che finora non è intervenuta, nemmeno dopo la paura presa da un residente della zona inseguito dai cani e che è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari con tanto di referto medico, mentre il servizio veterinario dell'Asp ha inviato una critica relazione che sa più di diffida e in cui è scritto testualmente che dà "il parere non favorevole per la permanenza nel sito degli animali considerato che si tratta di un sito di detenzione di proprietà privata e il proprietario ha gravi problemi di salute".

E l'Asp, nella sua nota ribadisce, come si legge ancora testualmente, "che i cani di proprietà del Comune di Chiaramonte devono essere ricoverati in una struttura autorizzata e si esortano i funzionari comunali responsabili del randagismo a valutare gli aspetti etologici degli animali affidati temporaneamente". Come sempre l'Amministrazione comunale piuttosto che risolvere la problematica parla a sproposito di speculazione politica ma non spiega perché non è intervenuta. Piuttosto prendiamo atto delle dichiarazioni del comandante dei Vigili Urbani che, nel tentativo di difendere l'indifendibile sindaco Fornaro, afferma che "è intervenuto in prima persona quando l'anziano si è spaventato alla vista dei due cani che hanno solamente abbaiato” e che “li ho fatti rientrare nel recinto che li ospitava".

Parole che però non offrono di certo delle rassicurazioni sulla questione randagi visto che l'anziano è dovuto ricorrere alla struttura sanitaria (Pte) e visto che lui stesso, lo scorso dicembre, insieme a due bambine che andavano a scuola, è stato aggredito e morso in pieno centro storico (in via Guastella) da un cane randagio. Non ci sembra proprio essere un bravo educatore cinofilo. Inoltre – spiega ancora Sebastiano Gurrieri - va rilevato anche lo stato delle condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano alcune parti della proprietà privata. Siamo stati allertati dai cittadini della zona che hanno evidenziato la presenza di un locale attiguo con dentro spazzatura contenente da diverse settimane anche gli escrementi dei cani con conseguenti nauseabondi odori diffusi intorno.

E se anche dinnanzi ad un organismo pubblico come l'Asp, che scrive della necessità di non continuare ad ospitare i cani in questa abitazione privata, il Comune continua a perdere tempo, non ci resta altro che prendere atto del fatto che l'Amministrazione comunale non solo non riesce a prendersi cura dei dei cittadini ma nemmeno degli animali”.