Tumore

Immunoncologia: la nuova speranza contro i tumori

La quarta arma

Sebbene le risorse economiche messe a disposizione dallo Stato nei confronti della ricerca scientifica siano sempre più esigue, i ricercatori, tra mille oggettive difficoltà, continuano la loro opera per scoprire nuove strategie terapeutiche che possano salvare vite umane colpite dal più grande male degli ultimi decenni.

Il Policlinico alle Scotte di Siena è tra i più importanti centri internazionali. Parte infatti dalla Toscana il primo studio che combina due nuovi farmaci per la cura del melanoma. Ormai non ci sono dubbi e la «grande promessa» del 2013 appare mantenuta : l’immunoncologia si è affermata come la quarta strategia terapeutica disponibile per sconfiggere il cancro, accanto a chirurgia, radioterapia e farmaci. Il suo potenziale consiste nell’ormai più volte verificata capacità di eradicare le cellule cancerose una volta riconosciute come «nemiche» dell’organismo.

In pratica, con diversi farmaci si riescono a stimolare le nostre naturali difese e a potenziare le capacità del nostro sistema immunitario perché reagisca contro il tumore. I nuovi medicinali immunoterapici sono al centro dell’attenzione durante i principali congressi scientifici mondiali e l’Italia ha guidato i più importanti studi clinici con questa nuova arma. L’Immunoterapia oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena è tra i primi centri al mondo per numero di patologie trattate con questo nuovo approccio e dalla città toscana, arriva l’appello dei ricercatori perché queste terapie innovative siano subito disponibili per i pazienti e l’annuncio dell’avvio di un nuova sperimentazione sul melanoma.

Il melanoma, il più letale tumore della pelle, ha rappresentato l’apripista nelle sperimentazioni dell’immunoncologia - spiega Michele Maio, responsabile dell’Immunoterapia oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena -: soltanto pochi anni fa, nel 2011, è stato dimostrato che questa strategia riusciva a portare progressi nella sopravvivenza dei pazienti là dove per 30 anni non si era fatto alcun passo avanti. Oggi queste sperimentazioni si sono allargate (con esiti molto promettenti) a molti tipi di tumore, da quelli del polmone, del rene, della prostata, del colon-retto e del cervello, fino al mesotelioma e ad altre neoplasie rare. Ora, proprio da Siena, partirà il primo studio al mondo di immunoncologia nel melanoma cutaneo che combina due farmaci innovativi mai associati tra loro.

Un ulteriore promettente passo avanti che apre a nuove speranze di sconfiggere il cancro. Obiettivo della terapia combinata – dice il prof. Maio, direttore del centro toscano - è modificare le caratteristiche del tumore rendendolo maggiormente visibile da parte del sistema immunitario, attivando contestualmente le difese immunitarie del paziente per combattere meglio ed in maniera più specifica la malattia. Sulla base dei risultati ottenuti prima in laboratorio, e quindi in modelli animali vogliamo comprendere se possiamo aumentare l’efficacia del farmaco, grazie al potenziale immunomodulante dei farmaci epigenetici, che permettono alle cellule tumorali di esprimere sulla loro superficie cellulare molecole che le rendono più sensibili al riconoscimento ed alla distruzione da parte del sistema immunitario del paziente che è stato contestualmente iperattivato dal trattamento dello stesso farmaco.

Insomma, da un lato si attiva il sistema immunitario, dall’altro si cambiano le caratteristiche del tumore, rendendolo più vulnerabile. Lo studio clinico di fase 1b tratterà a Siena 19 pazienti ed è sponsorizzato da Fondazione NIBIT e, in parte, dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Appello alle Istituzioni: «Approvazioni rapide per terapie realmente innovative». Il primo farmaco immunoncologico approvato ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma in fase avanzata: nel 20 per cento dei pazienti la malattia si ferma o scompare del tutto ed aumenta la sopravvivenza a lungo termine. Risultati altrettanto importanti sono stati presentati di recente anche nel tumore del polmone, dove un paziente su cinque trattato con un altro medicinale immuno-oncologico è vivo a tre anni dalla diagnosi.

Ma i tempi della burocrazia possono essere lunghi e quest’ultimo medicinale, approvato in Europa a luglio ed in Italia a settembre, non è ancora stato approvato nel nostro Paese come terapia per il melanoma, così come un altro anticorpo nuovo . L’utilizzo di queste terapie non comporta necessariamente un incremento dei costi per il sistema sanitario nazionale - conclude l’esperto -. Infatti si stanno individuando marcatori tumorali per selezionare in anticipo i pazienti in cui i farmaci immunoncologici potranno essere efficaci, cosa che è già avvenuta ad esempio nel tumore del colon retto. Chiediamo però alle Istituzioni di prevedere approvazioni accelerate quando si tratta di terapie realmente innovative, che possono cambiare davvero la vita dei malati».

Di fronte a scoperte così rivoluzionarie, mi piace pensare che le Istituzioni e la burocrazia del nostro Paese non si rendano responsabili di provocare morti che si possono evitare con una accelerazione delle loro decisioni.